Come Progetto HAPPY ha definito la sua teoria del cambiamento con partner e comunità

Un racconto sintetico del workshop che ha coinvolto partner istituzionali e culturali per costruire la Teoria del Cambiamento di Progetto HAPPY e pianificare azioni rivolte alle competenze degli adolescenti

La mattinata dedicata all’Outcome Mapping per Progetto HAPPY ha rappresentato un momento di pausa riflessiva e rilancio operativo. Tenuto presso il Centro di quartiere Mu.Be. a Cagliari, l’incontro ha riunito partner istituzionali e locali per mappare risultati attesi, verificare le azioni in corso e identificare elementi che possono facilitare o ostacolare il percorso. Guidati dal professor Giuseppe Moro, docente di Sociologia generale all’Università di Bari e referente dell’ente valutatore, i partecipanti hanno lavorato per dare forma condivisa alla Teoria del Cambiamento del progetto.

Il workshop ha puntato a integrare prospettive diverse: soggetti culturali, servizi sociali e rappresentanti istituzionali come il Comune di Cagliari, l’UONPIA e il CGM-USSM. Lo scopo era duplice: da un lato costruire un modello chiaro che collega azioni e impatti; dall’altro rafforzare relazioni operative che permettano di trasformare le idee in pratiche sostenibili. Questo approccio ha privilegiato metodologie partecipative, utili per produrre mappe condivise del cambiamento e per sensibilizzare tutti gli attori coinvolti sul ruolo che ciascuno può svolgere.

Costruire la mappa dei cambiamenti

Nel corso della sessione è stata definita una rappresentazione grafica della Teoria del Cambiamento articolata in sfere concentriche che distinguono livelli di controllo, influenza e interesse. Questo schema ha permesso di mettere in relazione la strategia progettuale con azioni suddivise per intensità (alta, media, bassa), risultati intermedi e obiettivi finali. Sono stati inoltre identificati fattori facilitanti, ostacoli e attori strategici che possono modificare i tempi e la qualità dei risultati. La visualizzazione condivisa facilita il monitoraggio nel tempo e rende più trasparente la logica che collega attività e cambiamenti attesi.

Metodo e strumenti

Per strutturare la mappa si è fatto ricorso a strumenti partecipativi che favoriscono l’ascolto e la negoziazione tra partner: brainstorming guidati, mappe collettive e schede di prioritizzazione. L’adozione di un linguaggio comune e di indicatori intermedi consente di rendere tangibile il processo di valutazione d’impatto. Il contributo dell’ente valutatore ha garantito rigore metodologico, mentre la presenza attiva delle équipes operative ha assicurato concretezza nelle scelte. In questo modo la progettazione diventa sia strumento di pianificazione che di apprendimento collettivo.

Relazioni, spazi e comunicazione

Uno dei nodi emersi con maggiore forza riguarda la differenza che fa l’incontro in presenza: le équipes che lavorano direttamente nelle scuole hanno confermato che il contatto «dal vivo» costruisce fiducia e relazioni autentiche, fondamentali per il successo degli interventi. Al centro del progetto restano le ragazze e i ragazzi, e l’obiettivo comune è potenziare le life skills attraverso percorsi multidisciplinari condotti con partner culturali. Inoltre, si è sottolineato come la distribuzione delle attività nello spazio urbano favorisca inclusione e crescita di reti locali.

Interventi e prossimi passi

Le azioni a media e alta intensità puntano su percorsi educativi personalizzati per sostenere l’autostima, migliorare i rapporti con gli adulti di riferimento, creare ambienti accoglienti e promuovere passioni e capacità genitoriali. Le iniziative a bassa intensità, come i laboratori culturali, servono invece a stimolare senso di appartenenza, autoefficacia e consapevolezza delle risorse personali. L’uso strategico degli spazi nei vari quartieri contribuisce a collegare realtà diverse e a ridurre stigma legati a condizioni di fragilità. La comunicazione, sia interna sia esterna, è stata riconosciuta come elemento chiave per coinvolgere scuole, istituzioni e comunità, rendendo il progetto visibile e partecipato.

Il resoconto del workshop conferma che il motore del cambiamento è il coinvolgimento collettivo: una rete che integra competenze metodologiche, presenza sul territorio e dialogo continuo tra partner. Le mappe elaborate rappresentano ora una guida operativa per monitorare progressi e adattare interventi; il lavoro proseguirà con momenti di verifica e con il rafforzamento delle attività rivolte agli adolescenti, per consolidare le competenze e favorire esiti positivi a lungo termine.

Scritto da John Carter

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