Il maladaptive daydreaming o fantasticheria compulsiva è una variante estrema del nostro abituale sogno a occhi aperti. Quando la mente vaga per qualche attimo, il cervello elabora scenari, prova emozioni sostitutive e, di norma, torna alla realtà senza difficoltà. Il fenomeno diventa problematico solo quando la fantasia assume i contorni di una seconda vita, sopprime impegni quotidiani e genera disagio. Chi ne è affetto riconosce la distanza tra immaginazione e realtà, ma preferisce il mondo interiore perché più prevedibile, gratificante o rassicurante rispetto al contesto esterno.
Questa forma di evasione non è una allucinazione né un sintomo di psicosi: il soggetto è consapevole che i personaggi e gli eventi non esistono. Tuttavia, l’impulso a tornare nel proprio universo immaginario diventa quasi irresistibile; l’interruzione provoca irritazione e il comportamento persiste nonostante le conseguenze negative su studio, lavoro o relazioni. Musica, film, solitudine, noia o situazioni emotivamente stressanti fungono da innesco, mentre l’uso intenso di smartphone, social e videogiochi può fornire materiale narrativo continuo.
Studi universitari sulla fantasticheria compulsiva in Turchia
Un’indagine pubblicata nell’agosto 2026 su Journal of Psychiatric Research ha coinvolto 848 studenti universitari turchi, con un’età media di 21 anni. Utilizzando la scala MDS-16, il 18,3% dei partecipanti ha superato la soglia indicativa di maladaptive daydreaming. I risultati hanno mostrato una correlazione con sintomi di ADHD, tratti dello spettro autistico, alti livelli di ansia e depressione, senso di solitudine, bassa autostima e uso problematico di social media e videogiochi. Tuttavia, gli autori hanno sottolineato che si tratta di un’associazione osservazionale: non è possibile affermare causalità né diagnosticare un nuovo disturbo a partire da questi dati.
Meccanismo di rinforzo circolare
Il processo sembra un circuito autoalimentante: stress, ansia o senso di inadeguatezza spingono l’individuo a rifugiarsi in una fantasia dove controlla il risultato, ottiene successo e relazioni soddisfacenti. Il sollievo immediato rinforza il comportamento, ma il tempo sottratto alla vita reale aumenta il carico di impegni arretrati, peggiora l’isolamento e riaccende la necessità di fuggire nuovamente nella fantasticheria compulsiva. Alcuni ricercatori la descrivono come una forma di dipendenza comportamentale pur riconoscendo la mancanza di criteri diagnostici ufficiali.
Sognare con scopo: trasformare l’immaginazione in azione
Il sogno a occhi aperti non è per forza negativo. La Giornata Mondiale dei Sogni, celebrata nel 2026, ha ricordato che immaginare può stimolare creatività, innovazione e autostima. Un approccio pratico suggerisce di annotare un desiderio su carta e, subito sotto, definire una piccola azione da compiere entro sette giorni. Questo semplice step trasforma l’optimismo in regolazione emotiva concreta, evitando che l’immaginazione resti confinata a una fuga incontrollata. Il passaggio dall’astrazione alla realizzazione aiuta a mantenere la fantasia come risorsa, non come prigione.
Arte immersiva: l’installazione “Cullami nella stanza del sogno”
Nel contesto dell’art event “Orticolario”, l’artista Alessandra Lanza e la counselor ipnotista Margherita Sartori hanno creato un percorso sensoriale intitolato “Cullami nella stanza del sogno”. Le opere ceramiche di Lanza, lavorate con terra, acqua e colore, sono accompagnate dalla voce ipnotica di Sartori, che guida i visitatori verso uno stato di culla interiore. L’esperienza dimostra come l’arte possa canalizzare la tendenza a fantasticare, trasformandola in un momento di introspezione controllata anziché in un rifugio incontrollato. Il progetto ha attirato giovani universitari, offrendo loro un’alternativa concreta per vivere l’imaginazione senza perdersi.
Sebbene non sia ancora riconosciuto come disturbo nel DSM-5-TR o nell’ICD-11, la crescente evidenza scientifica richiede attenzione clinica e interventi mirati. Strumenti pratici come la fissazione di obiettivi temporizzati e iniziative artistiche immersive possono costituire punti di svolta, permettendo a chi vive nella propria fantasia di ritrovare un equilibrio tra immaginazione e realtà.



