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5 Ottobre 2026

IA e ricoveri lunghi: impatti sull’isolamento e il benessere mentale

Intelligenza artificiale, degenze psichiatriche estese e isolamento: i dati rivelano nuovi problemi per la salute mentale.

IA e ricoveri lunghi: impatti sull'isolamento e il benessere mentale

Negli ultimi anni la tecnologia digitale è entrata in ogni aspetto della vita quotidiana, anche in quello più delicato della salute mentale. Una recente indagine del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) mostra che il 55,04% degli psicologi riferisce l’uso da parte dei pazienti di strumenti di intelligenza artificiale per gestire emozioni, relazioni e ricercare informazioni diagnostiche. Parallelamente, il Piemonte registra una media di 2.052 giorni di permanenza in strutture residenziali psichiatriche, ben 66 % in più della media nazionale, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia che l’isolamento sociale è responsabile di circa 870 000 morti all’anno, un rischio comparabile al fumo di 15 sigarette al giorno.

IA al fianco dei pazienti: dati e implicazioni

Il sondaggio CNOP, realizzato in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ha raccolto risposte da oltre 1.200 professionisti. Il risultato più sorprendente è la percentuale di pazienti che si affidano a chatbot, app di monitoraggio dell’umore o motori di ricerca basati su IA per trovare conforto emotivo. Questo fenomeno è stato inserito nella programmazione della Settimana della psicologia 2026, che prevede attività gratuite a Milano e in tutta la Lombardia per far luce sui effetti diretti e indiretti delle nuove tecnologie sul benessere psicologico. L’uso dell’IA solleva questioni cliniche (affidabilità delle diagnosi automatiche), etiche (privacy dei dati) e deontologiche (confini del ruolo terapeutico).

Benefici e limiti percepiti

Molti operatori segnalano che gli strumenti digitali facilitano il monitoraggio continuo e riducono le barriere di accesso, soprattutto per chi vive in zone remote. Tuttavia, la dipendenza da risposte algoritmiche può indebolire la capacità di autoriflessione e aumentare il senso di alienazione, soprattutto quando le interazioni sono puramente testuali. La regolamentazione attuale è ancora in fase embrionale, lasciando spazio a potenziali abusi o a una gestione inadeguata dei dati sensibili.

Ricoveri prolungati in Piemonte: una rete che trattiene

Il Ministero della Salute, nel rapporto del 2024, ha rilevato che la durata media di un trattamento residenziale psichiatrico in Piemonte è di 2.052 giorni, contro i 1.237 giorni a livello nazionale. Tradotto in termini concreti, una persona entra in struttura a 35 anni e ne esce a 40, vivendo un periodo di più di cinque anni e mezzo confinata in una realtà chiusa. Il Piemonte, pur avendo un numero elevato di posti letto (7,5 per 100 000 abitanti) e di strutture (7,8 per 10 000), risulta quindi una rete che trattiene più che accompagnare al reinserimento.

Le cause di un lungo percorso

Secondo gli esperti del dossier “Salute mentale in Piemonte. Una rete che trattiene”, la difficoltà non sta tanto nella fase di presa in carico, dove i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) risultano adeguati, quanto nella fase post-stabilizzazione. Spesso mancano servizi di transizione, progetti abitativi protetti o sostegni al lavoro, facendo sì che la dimissione diventi un passaggio critico difficile da superare. Inoltre, la concentrazione dei fondi sulla capacità di accoglienza, invece che su percorsi di autonomia, perpetua il fenomeno dei ricoveri lunghi.

Solitudine e mortalità: quanto pesa l’isolamento

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato nel 2025 che l’isolamento sociale cronico provoca circa 870 000 decessi all’anno a livello globale, equivalenti a 100 vittime ogni ora. Questo impatto è paragonabile a quello del fumo di 15 sigarette al giorno. Al contrario, relazioni sociali solide aumentano la probabilità di vivere più a lungo fino al 50 %, secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il fenomeno colpisce sia i giovani (circa 20 % si dichiara solo) che gli anziani, con una particolare vulnerabilità negli ultimi.

Il ruolo dei social media e delle politiche pubbliche

Se da un lato i social network possono offrire connessioni virtuali, l’uso passivo (scroll infinito) è stato identificato come fattore di aumento del senso di alienazione. Alcuni Paesi hanno risposto creando strutture dedicate, come il Ministero della Solitudine nel Regno Unito, o implementando in Italia il social prescribing una prescrizione di attività sociali integrata al percorso terapeutico tradizionale.

È necessario un approccio integrato che includa regolamentazioni per l’IA, investimenti in reti di supporto post-ricovero e politiche volte a rafforzare le reti sociali, per trasformare le attuali sfide in opportunità di benessere sostenibile.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.