Lichen planopilare: che cos’è e perché conta
Il lichen planopilare è una malattia infiammatoria a origine autoimmune che colpisce i follicoli piliferi del cuoio capelluto. Non è letale, ma può portare a una forma di alopecia cicatriziale permanente: i capelli non ricrescono nelle aree danneggiate, e spesso si associano prurito, bruciore o dolore. Oltre all’impatto fisico, la condizione può pesare molto sul piano emotivo, in particolare negli adolescenti. Qui trovi una panoramica chiara su come si manifesta, perché può insorgere, come si diagnostica e quali opzioni terapeutiche sono disponibili.
Come si presenta
Il segno più evidente sono aree del cuoio capelluto lisce, lucide e prive di capelli. Durante le fasi attive possono comparire arrossamento, desquamazione e papule attorno ai follicoli. I sintomi soggettivi — prurito, bruciore, dolore — variano molto da persona a persona e accompagnano spesso le riacutizzazioni, che a volte espandono rapidamente le zone coinvolte. In dermatoscopia si notano cambi tipici come capelli a ciuffo e perdita delle aperture follicolari; con il tempo la cute si cicatrizza e perde i segni follicolari, rendendo la perdita definitiva.
Perché succede
La causa esatta resta in gran parte sconosciuta, ma il meccanismo più accreditato è una reazione autoimmune diretta contro strutture del follicolo pilifero. Questo “attacco” può essere favorito da più fattori: predisposizione genetica, infezioni virali, stress fisico o emotivo, esposizione a sostanze chimiche e, più raramente, alcuni farmaci che alterano il sistema immunitario. Una storia familiare di malattie autoimmuni aumenta la probabilità di svilupparla, suggerendo un ruolo genetico nella suscettibilità.
Come si arriva alla diagnosi
La diagnosi parte da una visita dermatologica approfondita: valutazione clinica, dermatoscopia e — quando necessario — biopsia cutanea. La dermatoscopia è lo strumento non invasivo di prima scelta per distinguere il lichen planopilare da altre forme di alopecia; la biopsia conferma il quadro istologico, mostrando infiammazione lichenoide e perdita delle unità follicolari. Esami del sangue possono invece servire a identificare malattie autoimmuni associate o a escludere altre cause.
Opzioni di trattamento
L’obiettivo principale è ridurre l’infiammazione per contenere il prurito e limitare la progressione della perdita di capelli. Intervenire presto fa la differenza: le aree che si cicatrizzano raramente recuperano follicoli funzionanti. Le scelte terapeutiche si personalizzano in base all’estensione della malattia, alla sua velocità di progressione e allo stato di salute generale.
- – Terapie topiche: corticosteroidi locali rimangono l’approccio iniziale più usato. In alternativa, gli inibitori della calcineurina topici possono essere utili per ridurre l’infiammazione evitando gli effetti sistemici degli steroidi. – Terapie sistemiche: nei casi estesi o molto attivi si possono usare corticosteroidi a breve termine o immunosoppressori e antimalarici come l’idrossiclorochina, sempre con controlli ematici regolari per valutarne la sicurezza. – Altre opzioni: le tetracicline possono aiutare per le loro proprietà antinfiammatorie; in casi resistenti si valutano terapie più mirate nell’ambito di studi clinici.
Interventi chirurgici e cosmetici
Se la malattia è stabile da lungo tempo, alcune soluzioni ricostruttive diventano percorribili. Trapianto di capelli, escissione di aree cicatriziali e trattamenti laser possono migliorare l’aspetto del cuoio capelluto, ma non riportano in vita i follicoli distrutti. Ogni procedura richiede una valutazione attenta del rischio di recidiva e un confronto multidisciplinare tra dermatologo, chirurgo e, se necessario, psicologo.
Impatto emotivo e supporto
Perdere capelli può essere un’esperienza traumatica: ansia, calo dell’autostima e sintomi depressivi sono riportati con frequenza. L’inclusione di percorsi di counseling o supporto psicologico spesso aiuta a migliorare l’aderenza alle cure e la qualità di vita. Per i più giovani, il sostegno emotivo è tanto importante quanto la terapia medica.
Follow-up e prospettive
Il monitoraggio regolare consente di adattare il piano terapeutico in base alla risposta e di intercettare prontamente recidive. La ricerca è attiva su nuovi approcci immunomodulanti e su protocolli di trattamento precoce; l’obiettivo a medio termine è definire linee guida condivise per standardizzare la diagnosi e la gestione.
Quando rivolgersi allo specialista
Se noti aree di diradamento con prurito, arrossamento o pelle liscia e lucida sul cuoio capelluto, è importante consultare un dermatologo. Una valutazione tempestiva può aiutare a limitare i danni e a mettere in campo il percorso di cura più adatto alla tua situazione.
Chi fa cosa
La gestione ideale è integrata: dermatologo per la diagnosi e i trattamenti, anatomopatologo per l’interpretazione della biopsia, chirurgo per eventuali ricostruzioni e psicologo per il supporto emotivo. Un’équipe coordinata migliora la continuità delle cure, soprattutto nei pazienti giovani. La diagnosi si basa su esame clinico, dermatoscopia e, quando serve, biopsia. Le terapie mirano a fermare l’infiammazione: prima si interviene, maggiori sono le possibilità di limitare la perdita di capelli. Accanto ai trattamenti medici, il supporto psicologico e un percorso multidisciplinare sono strumenti fondamentali per affrontare gli aspetti sia fisici sia emotivi della malattia.

