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È stato pubblicato il primo volume del Rapporto sul mercato del lavoro in Emilia-Romagna, realizzato da ART-ER in collaborazione con l’Osservatorio del mercato del lavoro dell’Agenzia regionale per il lavoro, con i dati aggiornati al 2026. Il documento offre una lettura dettagliata su occupazione, disoccupazione, ammortizzatori sociali e sui fabbisogni professionali delle imprese. Nei prossimi mesi è attesa la seconda parte del rapporto, che approfondirà i flussi del lavoro dipendente utilizzando le Comunicazioni obbligatorie provenienti da Siler. L’ultima revisione dei contenuti riporta la nota di aggiornamento: 07-04-2026, 16:49.
Trend generale e qualità dell’occupazione
Nel complesso il quadro regionale mostra segnali positivi: cresce la partecipazione al lavoro e migliora la qualità dell’occupazione, con un aumento dei contratti a tempo indeterminato e del lavoro a tempo pieno. La Emilia-Romagna figura tra le regioni con i risultati migliori sul piano nazionale, registrando tassi di occupazione elevati e livelli di disoccupazione che risultano inferiori rispetto al periodo precedente la pandemia. Questo andamento non è solo quantitativo: emergono anche elementi di miglioramento strutturale, benché permangano fragilità in alcuni segmenti del mercato.
Qualità del lavoro e indicatori
Oltre ai numeri assoluti, il rapporto segnala una tendenza verso contratti più stabili e una riduzione delle forme atipiche in percentuali rilevanti. Il miglioramento della qualità del lavoro è un indicatore importante per la sostenibilità sociale ed economica del territorio: il passaggio verso forme contrattuali più tutelate può ridurre la volatilità dei redditi e favorire investimenti in competenze da parte delle imprese. Tuttavia, alcuni settori continuano a segnare ritardi che richiedono politiche mirate e percorsi di aggiornamento professionale.
Settori in crescita e aree di sofferenza
La dinamica occupazionale è trainata soprattutto dai servizi e dalle costruzioni, che mostrano recupero e domanda di personale. Al contrario, il settore industriale manifesta maggiori difficoltà, anche in relazione a un uso ancora significativo degli ammortizzatori sociali, seppure in lieve diminuzione rispetto al 2026. Questa dicotomia settoriale indica che la ripresa non è omogenea: mentre alcune industrie riorganizzano processi e ruoli, altre faticano a stabilizzare la forza lavoro.
Nonostante il trend positivo, il ricorso agli ammortizzatori sociali rimane elevato in certe filiere, segnalando tensioni produttive e necessità di riconversione professionale. Laddove gli strumenti di sostegno sono ancora intensamente utilizzati, le imprese e i lavoratori affrontano la sfida di aggiornare competenze e modelli organizzativi: il passaggio da misure temporanee a interventi strutturali che potenzino la riqualificazione può essere decisivo per consolidare i risultati.
Giovani, demografia e fabbisogni delle imprese
Per quanto riguarda le fasce anagrafiche, il rapporto evidenzia un miglioramento nella situazione giovanile con una riduzione dei NEET (giovani non occupati né in istruzione o formazione), benché permangano criticità soprattutto tra gli under 25. Parallelamente cresce la presenza di lavoratori più maturi nella forza lavoro, un fenomeno legato ai cambiamenti demografici che richiede attenzione nella gestione delle transizioni salariali e nelle politiche di inclusione.
Competenze richieste e mismatch
Le imprese continuano a segnalare difficoltà nel reperire personale, in particolare per figure tecniche, operai specializzati e alcune professioni del settore servizi. In molte ricerche di personale sono emerse criticità per oltre la metà delle posizioni aperte, a indicare un evidente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. La crescente richiesta di competenze tecniche e digitali sottolinea l’urgenza di investimenti formativi e di politiche attive che favoriscano l’incontro tra aziende e percorsi di istruzione e formazione professionale.
Prospettive e nodi su cui intervenire
Il report suggerisce alcune direttrici di intervento: potenziare l’offerta formativa in chiave digitale e tecnica, favorire percorsi di upskilling e reskilling, e sviluppare strumenti che facilitino il matching tra domanda e offerta. La pubblicazione del secondo volume, focalizzato sui flussi del lavoro dipendente ricavati dalle Comunicazioni obbligatorie di Siler, offrirà elementi ulteriori per capire movimenti occupazionali e stabilità contrattuale, contribuendo a definire azioni più mirate per il territorio.
In sintesi, il primo volume del rapporto disegna un quadro migliorativo per l’occupazione in Emilia-Romagna, ma mette allo stesso tempo in evidenza sfide concrete legate ai settori in difficoltà e al gap di competenze. Risposte efficaci richiederanno coordinamento tra istituzioni, mondo della formazione e imprese per tradurre i segnali positivi in crescita sostenibile e inclusiva.

