Perché le donne scompaiono nelle carriere STEM e come intervenire

In questo articolo vengono spiegati i principali concetti e gli strumenti pratici per comprendere e ridurre il divario di genere nelle STEM

Il tema del divario di genere nelle discipline scientifiche e tecnologiche richiede una lettura che combini dati, metafore e soluzioni strutturate. In molte istituzioni la presenza femminile diminuisce progressivamente man mano che si sale nella gerarchia professionale, generando domande su cause e rimedi. Per orientarsi tra i fenomeni occorrono termini chiave che aiutino a descrivere sia la natura quantitativa delle differenze sia le barriere nascoste che influenzano opportunità e risultati.

Per comprendere il problema è utile definire alcuni concetti che tornano spesso nelle analisi e nelle proposte di policy. Il divario di genere si riferisce alla disparità di partecipazione, rappresentazione e risultati tra uomini e donne in ambito lavorativo e accademico; in questa sede guardiamo in particolare alle aree STEM e alle fasi di carriera dall’istruzione superiore fino alle posizioni senior. Con una terminologia condivisa diventa più semplice identificare interventi mirati e monitorarne l’efficacia.

Tipologie di disuguaglianze e metafore interpretative

Una prima famiglia di concetti descrive come la presenza femminile sia distribuita nello spazio disciplinare e nelle carriere. La concentrazione per settore spiega che donne e uomini tendono a occupare campi diversi: alcune aree dell’ingegneria registrano una bassa rappresentanza femminile mentre altre, come l’ingegneria biomedica o ambientale, ne attraggono di più. La metafora della tubatura che perde (leaky pipeline) illustra invece la perdita progressiva di donne ad ogni passaggio formativo e professionale: scuola, laurea, dottorato, ricercato e cattedra si configurano come tappe in cui molti abbandoni si verificano.

Barriere visibili e invisibili

Esistono immagini diverse per spiegare perché la progressione si interrompe. Il soffitto di cristallo descrive la presenza femminile concentrata ai livelli inferiori e gli ostacoli all’accesso alle posizioni di vertice, mentre il termine soffitto di vetro mette l’accento sulla natura nascosta ma efficace delle barriere: trasparenti, difficili da riconoscere ma tangibili nei risultati. Entrambe le espressioni evidenziano come qualifiche e merito spesso non bastino a garantire la promozione, perché intervengono bias organizzativi e reti di potere consolidate.

Ostacoli distribuiti lungo il percorso

Per cogliere la complessità del fenomeno è utile la nozione di labirinto di vetro, che sposta l’attenzione da un unico ostacolo al fatto che le difficoltà sono disseminate lungo tutto il percorso professionale. Le donne affrontano aspettative culturali, bias impliciti nei processi di valutazione, carenze di mentoring e ostacoli logistici legati alla cura familiare. Il concetto complementare del pavimento appiccicoso (sticky floor) sottolinea le forze che mantengono molte donne nei ruoli iniziali, impedendo loro di fare quel salto che porterebbe a ruoli con maggiore responsabilità e retribuzione.

Impatto cumulativo e dati

Gli effetti si sommano: minor accesso a finanziamenti, minore rappresentanza nei comitati decisionali e scarsa visibilità scientifica riducono ulteriormente le chance di avanzamento. Tale accumulo di svantaggi spiega perché, nonostante il progresso nelle iscrizioni e nei titoli di studio, la presenza femminile nelle posizioni senior rimane limitata. Per rompere questo circolo è fondamentale monitorare i flussi con dati disaggregati e analisi che mettano in relazione variabili come carriera, retribuzione, accesso a grant e ruoli di governance.

Strumenti di policy e pratiche organizzative

Fra le risposte più efficaci si segnalano il gender budget, che consiste nell’analizzare risorse e politiche alla luce del loro impatto di genere, e la integrazione della prospettiva di genere, che mira a valutare ogni iniziativa rispetto agli effetti su donne e uomini piuttosto che relegare interventi a progetti separati. La distinzione tra parità formale e parità sostanziale è cruciale: avere gli stessi diritti non garantisce la stessa opportunità reale se non si compensano svantaggi strutturali con misure specifiche.

Infine, il tema dell’equilibrio lavoro-vita rimane centrale: politiche di congedo parentale condiviso, flessibilità organizzativa e servizi di supporto alla cura possono ridurre l’impatto sproporzionato delle responsabilità familiari sulle donne. Combinare interventi normativi, monitoraggio tramite gender budget e pratiche interne di mentoring e trasparenza nelle valutazioni rappresenta la via per trasformare le metafore in cambiamenti concreti e sostenibili.

Scritto da Marco TechExpert

Riformulare le regole non dette per vivere meglio