Il Festival della Psicologia 2026 si è concluso domenica 11 ottobre con una presenza complessiva di 1.200 persone distribuite fra Padova, Treviso e Verona. Organizzato dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto l’evento ha riunito 40 relatori in 26 appuntamenti gratuiti, tutti dedicati al tema “La psicologia delle relazioni che ci attraversano”.
Le location scelte – università, biblioteche, musei e teatri – hanno rappresentato un vero e proprio polo di incontro tra cultura e benessere psicologico permettendo a cittadini e professionisti di dialogare su temi di uso quotidiano.
Una panoramica dell’evento in tre città
Padova ha ospitato la giornata d’apertura nell’Aula Nievo del Bo, dove il dibattito è partito dal rapporto con se stessi e dal linguaggio comune della psicologia. A Treviso, gli incontri si sono svolti nella Biblioteca Civica, focalizzandosi su famiglia e identità. Verona ha completato il circuitto con tavole rotonde sul ruolo della tecnologia nelle relazioni interpersonali. In ciascuna sede, i partecipanti hanno potuto porre domande, condividere esperienze e ricevere strumenti pratici per affrontare la solitudine la violenza relazionale e i cambiamenti corporei legati a patologie croniche.
Il linguaggio psicologico: fra uso comune e significato clinico
Il professor Gennaro Romagnoli ha sottolineato come termini quali “narcisista” o “depressione” siano ormai entrati nel vocabolario quotidiano, ma spesso fraintesi. Secondo lui, la psicologia deve distinguere tra etichetta popolare e diagnosi clinica per evitare semplificazioni dannose. Questo spunto ha guidato un laboratorio esperienziale a Padova, dove gli iscritti hanno imparato a riconoscere i segnali reali di un disturbo di personalità rispetto a semplici giudizi sociali.
I temi più discussi: relazioni, corpo e tecnologia
Marica Pugliese, rappresentante di Parent Project, ha evidenziato l’importanza dell’autodeterminazione per chi vive con malattie degenerative come la sclerosi multipla. La testimonianza di un giovane di 23 anni affetto da una patologia genetica ha reso tangibile il valore del sostegno familiare e delle reti sociali. Parallelamente, a Verona è stato analizzato l’impatto dei social media sui rapporti affettivi, con dati che mostrano un aumento del senso di isolamento tra i giovani, nonostante la connessione costante.
Violenza nelle relazioni: interventi e prospettive
Un panel specifico ha dedicato ampio spazio alla violenza psicologica e fisica nelle coppie. Le relazioni abusive sono state presentate non solo come fenomeni individuali, ma come problemi di pubblico dominio che richiedono interventi combinati fra psicologi, assistenti sociali e forze dell’ordine. Sono state proposte linee guida per riconoscere i segnali precoci e per attivare percorsi di supporto più efficaci.
Spettacoli teatrali: la psicologia sul palcoscenico
La chiusura dell’evento è avvenuta al Teatro Ruzante di Padova, dove quasi 200 spettatori hanno assistito a “Una casa molto carina”, una lezione-spettacolo ideata da Andrea Pennacchi e interpretata dalla psicoterapeuta Maria Virgillito. Lo spettacolo ha utilizzato la metafora della casa interiore popolata da voci contrastanti, per illustrare i conflitti interiori e la necessità di integrare le diverse parti del sé. A Verona, la Compagnia Nazionale di Improvvisazione, guidata da Roberta Guzzardi, ha proposto “Io, noi, il mostro”, un pezzo di improvvisazione che ha affrontato la paura dell’ignoto e il ruolo delle dinamiche di gruppo nella costruzione dell’identità.
Nel complesso, il Festival ha dimostrato che la psicologia può uscire dal contesto clinico per diventare uno strumento di dialogo collettivo capace di attraversare le barriere tra professionisti e cittadini. La partecipazione record, la varietà di format e la presenza di relatori di alto livello confermano la volontà dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto di portare il benessere mentale al centro della vita pubblica.



