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23 Settembre 2026

Aggressioni a insegnanti: i rischi della sfida online tra giovani

Scuole violente, teen in streaming: come la rete accende l’emulazione e aumenta lo stress tra gli alunni.

Aggressioni a insegnanti: i rischi della sfida online tra giovani

Negli ultimi mesi diverse scuole italiane hanno dovuto fronteggiare episodi di violenza in aula che hanno lasciato ferite sia fisiche che psicologiche. Il 18 settembre a Roma, nell’area di Centocelle, un ragazzo di 13 anni ha arrestato la professoressa Isabella Marsilio con uno spray urticante e, poco dopo, le ha inflitto una coltellata, il tutto filmato in diretta su Telegram. Similmente, nella mattina dello stesso giorno a Lamezia Terme, è emerso il progetto di un 14-enne che, dopo aver condiviso la sua intenzione in un gruppo Telegram, si è preparato ad aggredire la propria insegnante di italiano.

Questi fatti si inseriscono in un contesto più ampio di disagio giovanile: un’indagine condotta dal progetto Iride, realizzata con la collaborazione del Censis, mostra che il 71 % degli studenti percepisce la scuola come una fonte costante di ansia e stress, mentre solo il 15,2 % si sente pienamente tutelato contro bullismo e discriminazione. Inoltre, meno del 15 % degli alunni si rivolge a un docente in caso di abuso o violenza, preferendo parlare con la famiglia o rimanere in silenzio.

Violenza a scuola: l’attacco del 13enne all’Istituto Giovanni Verga

Il giovane, armato di uno spray urticante e di un coltello, ha colpito la professoressa durante una lezione di storia, mentre indossava un casco con il cellulare fissato sopra come se fosse una GoPro. Il video è stato trasmesso in tempo reale su Telegram, trasformando l’assalto in una sorta di “challenge” digitale. La vittima, di 66 anni, è stata ricoverata in terapia intensiva; il ragazzo, identificato dalle autorità, è stato posto sotto custodia.

Pianificazione e diffusione su Telegram a Lamezia Terme

Il caso di Lamezia Terme, scoperto grazie all’intervento dei compagni di classe, ha evidenziato come il giovane avesse già discusso del piano su un gruppo Telegram, dove i coetanei lo descrivevano come “strano”. Il rapimento del dispositivo di comunicazione, la condivisione del progetto e la mancanza di una risposta tempestiva da parte di adulti e istituzioni hanno mostrato la rapidità con cui un pensiero violento può trasformarsi in intento operativo quando è alimentato da una piattaforma che ne amplifica la visibilità.

Il ruolo dei gruppi online e il pericolo di emulazione

Secondo la criminologa Anna Maria Giannini l’adolescenza è un periodo in cui la ribellione e la costruzione dell’identità passano spesso attraverso comportamenti aggressivi. Quando i giovani sono esposti a contenuti che glorificano la violenza, soprattutto in ambienti chiusi come i gruppi Telegram, il rischio di emulazione aumenta drasticamente. Alcuni siti, ad esempio, chiedono agli utenti di esprimere il proprio odio verso una persona e poi suggeriscono “come vendicarsi”, creando un vero e proprio laboratorio di radicalizzazione.

La narrazione di questi atti è fondamentale: se la stampa o i social trasformano l’aggressore in “eroe” o in un “trend”, gli spettatori più vulnerabili possono percepire l’atto come un modello da imitare. Giannini sottolinea la necessità di stigmatizzare immediatamente tali comportamenti, definendoli “atti orribili” e richiedendo una risposta legale decisiva, unitamente a una regolamentazione più stringente dell’accesso dei minori a contenuti pericolosi.

Stress scolastico e percezione degli alunni: dati Censis

Il rapporto del Censis evidenzia una contraddizione: più della metà degli studenti (55,8 %) considera i docenti un punto di riferimento sicuro, ma quando si tratta di denunciare abusi o violenze, la maggioranza si volta verso la famiglia (37 %) o l’amicizia (27,2 %). Il 34,9 % decide di non parlare affatto. Questa disconnessione è legata a una percezione del docente come “simbolo di autorità” che, nel momento in cui un voto o una disciplina viene interpretata come un attacco personale, può scatenare una risposta emotiva estrema.

Fattori emotivi alla base della violenza

La psicologa Barbara Fabbroni spiega che la frustrazione, la vergogna e la radicalizzazione digitale si intrecciano in un ciclo di ricerca di riconoscimento. L’adolescente, ancora in fase di maturazione delle funzioni esecutive, tende a trasformare il proprio disagio in aggressività, specialmente se il gesto è accompagnato da un immediato “premio” virtuale: like, commenti o semplici visualizzazioni. Matteo Lancini aggiunge che la rete non è la causa primaria, ma un “rifugio” dove i giovani trovano una valvola di sfogo in assenza di adulti capaci di gestire le proprie emozioni.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.