Ultimamente è emersa una notizia che ha acceso il dibattito tra gli amanti del caffè e i professionisti del sonno: un grande studio internazionale ha rilevato che chi assume quattro o più bevande contenenti caffeina al giorno dorme meno, ma registra una maggiore profondità durante la fase di sonno NREM. Questo risultato sembra contraddire le raccomandazioni tradizionali, ma gli esperti chiariscono il vero significato dei dati.
Lo studio su più di 485.000 partecipanti
Gli autori hanno combinato due ampie coorti: il UK Biobank con 485.000 soggetti, e il coorte HypnoLaus svizzero, composto da 1.700 persone. Entrambe le raccolte includono informazioni su consumo di caffeina, caratteristiche genetiche e misurazioni oggettive del sonno mediante polisonnografia. Analizzando questi dati, i ricercatori hanno constatato che il numero di bevande caffeinate consumate non influenza la percezione soggettiva della qualità del sonno né la tendenza a identificarsi come “persone mattutine” o “serali”.
Riduzione del tempo totale di sonno
Il risultato più evidente è stato il legame tra quattro o più bevande giornaliere (caffè, tè, bibite) e una diminuzione significativa del tempo totale trascorso a letto, rispetto a chi ne beveva tre o meno. In termini numerici, la differenza ammonta a circa 20-30 minuti di sonno in meno a notte. Questo dato conferma quanto la caffeina sia in grado di ritardare l’addormentamento e di frammentare la fase di sonno leggero.
Un aumento inatteso della profondità del sonno NREM
La scoperta più sorprendente riguarda la profondità del sonno NREM. I partecipanti con alto consumo di caffeina mostravano una maggiore quantità di sonno a onde lente, tipico della fase più riposante, rispetto a coloro che ne assumono meno. Gli autori ipotizzano che questo fenomeno sia una risposta compensatoria: il corpo, avvertendo una riduzione complessiva del sonno, concentra le risorse per rendere più efficace la parte più profonda del ciclo.
Che cosa significa per i consumatori?
Secondo la dottoressa Beth Malow neurologista capo della Divisione dei Disturbi del Sonno di Vanderbilt Health, l’incremento di NREM non indica che la caffeina sia benefica per il riposo notturno. Al contrario, è probabilmente una “meccanismo di compensazione” a seguito della perdita di ore di sonno. Il dottor W. Christopher Winter specialista di neurologia e medicina del sonno a Charlottesville Neurology and Sleep Medicine, sottolinea che il consumo elevato di caffeina resta associato a un calo della durata complessiva del sonno e non garantisce un miglioramento della fase REM, che può invece manifestare un fenomeno di “rebounce” nei soggetti privati del sonno.
Gli esperti concordano su due raccomandazioni chiave. Prima di tutto, è opportuno bere il caffè nelle prime ore del mattino e limitare il numero di tazze a una quantità ragionevole, seguendo il suggerimento: “Drink your coffee early and in reasonable amounts, and give yourself adequate time at night to sleep.” In secondo luogo, l’attività fisica può favorire una maggiore profondità del sonno senza ricorrere a stimolanti. La dottoressa Malow consiglia esercizi regolari, preferibilmente nel pomeriggio, per migliorare la qualità del sonno NREM in modo naturale.
Il messaggio più importante rimane quello di moderare il consumo e di sostenere il sonno con buone abitudini di igiene del sonno e attività fisica.



