Il weekend del 10 e 11 ottobre 2026 si trasforma in un laboratorio vivente di psicologia, arte e comunità. L’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto ha organizzato il Festival della Psicologia, un evento gratuito che si svolge in tre città venete – Padova, Treviso e Verona – per indagare i diversi livelli di relazione che attraversano la nostra vita quotidiana.
Io, Noi e Mondo: i tre percorsi del Festival
In totale si contano 23 incontri gratuiti più di 40 relatori provenienti da tutta Italia, per oltre 48 ore di dibattito e laboratorio. A Verona, nei locali storici del Polo Santa Marta, della Biblioteca civica e del Museo di Castelvecchio, il tema «Mondo» analizza il rapporto con l’ambiente, le comunità e le decisioni collettive, in un contesto segnato da tensioni internazionali. A Treviso, nel Museo Luigi Bailo, l’attenzione si concentra sul «Noi», cioè le relazioni familiari, amicali, lavorative e digitali, con uno sguardo attento a solitudine e violenza domestica. Infine, a Padova, nella Sala Nievo di Palazzo Bo, si esplora l’«Io»: identità personale, corpo-mente e le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale.
Programma di Padova
Il focus padovano sul singolo individuo culmina nella chiusura del festival con una conferenza-spettacolo dal titolo Una casa molto carina. L’evento, messo in scena al Teatro Ruzante, unisce l’attore Andrea Pennacchi e la psicologa-narratrice Maria Virgillito, che usano la metafora del condominio per descrivere le molteplici parti della nostra psiche.
Casa molto carina: teatro e psicologia sul palcoscenico
Nel programma di Una casa molto carina Pennacchi mette in scena racconti tratti da esperienze personali e letterarie, mentre Virgillito guida il pubblico in una lettura psicologica. La metafora dell’abitazione condivisa permette di visualizzare i conflitti interiori come litigi tra inquilini di un condominio, offrendo al contempo spazi di riconciliazione. L’attore sostiene che il teatro sia un “atto di prevenzione” per le relazioni, capace di indurre una catarsi greca, liberando le persone da dolori nascosti. Secondo Pennacchi, la rappresentazione aiuta a riconoscere le voci interiori, rivelando il potere dell’arte di mantenere vivi i legami sociali in epoche di “relazioni sfilacciate”.
LuBeC 2026: il welfare culturale in azione
Parallelamente al festival, la LuBeC 2026 mette in scena sette progetti che dimostrano come arte, cultura e creatività possano diventare veri strumenti di inclusione e benessere. Tra questi, Slow Looking di L’Immaginario trasforma il museo in un luogo di osservazione condivisa per persone affette da Alzheimer e i loro caregiver, favorendo la partecipazione e contrastando lo stigma. La mia scatola della memoria della Rete Archivi e Salute, utilizza foto, documenti e oggetti per stimolare la narrazione autobiografica in anziani con o senza decadimento cognitivo.
Danza e testimonianza
Il progetto Over Dance sviluppato dalla Fondazione Ravasi Garzanti con Aterballetto, impiega la danza contemporanea per sfidare l’idea che l’età avanzata sia sinonimo di fragilità, invitando i partecipanti over-65 a esplorare il proprio corpo come veicolo di espressione. Future Moves di e20danza coinvolge adolescenti in performance ispirate da opere museali, creando relazioni multisensoriali tra arte e movimento. Infine, Un linguaggio tutto mio della Fondazione Arte Dynamo usa le arti visive per supportare bambini con disabilità, dimostrando che l’accessibilità può essere progettata sin dall’inizio.
Resilienza: il filo conduttore delle iniziative
Il concetto di resilienza inteso come capacità di assorbire gli urti e riorganizzarsi, è il punto di unione tra festival e progetti LuBeC. In psicologia, la resilienza non è semplicemente “stringere i denti”, ma un adattamento attivo che coinvolge cambiamenti di abitudini, aspettative e strategie. Le esperienze proposte – dal teatro di condominio alle danze over-65 – offrono occasioni concrete per praticare questa flessibilità emotiva, trasformando difficoltà in opportunità di crescita. La generazione Z, più propensa a parlare di salute mentale, ha contribuito a far emergere la necessità di spazi dove benessere psicologico e creatività si incontrano, rendendo il festival una risposta culturale al bisogno di resilienza collettiva.



