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9 Ottobre 2026

Come i meme sessisti influenzano i rapporti tra ragazzi e ragazze

I teenager riconoscono il sessismo ma continuano a condividerlo: ecco i numeri della nuova indagine.

Come i meme sessisti influenzano i rapporti tra ragazzi e ragazze

I media spesso dipingono la generazione dei teenager come fragile, iperconnessa e distante dal mondo adulto. Tuttavia, queste rappresentazioni semplificate nascondono dinamiche più complesse, soprattutto quando si analizzano i rapporti di genere che si costruiscono online. Tra i programmi di intrattenimento, i video virali e le chat di gruppo, emergono atteggiamenti che oscillano tra consapevolezza critica e comportamenti quotidiani poco coerenti con tale consapevolezza.

Per indagare a fondo questi fenomeni, la Fondazione Libellula, insieme a Ipsos Doxa e sotto la supervisione accademica di Manolo Farci, ha intervistato 1.300 adolescenti italiani di età compresa tra 14 e 19 anni. La ricerca, denominata “È SOLO UN MEME?!”, ha esplorato il rapporto tra uso del digitale, modelli di genere e percezioni di sessismo. I risultati mostrano una realtà segnata da forti contraddizioni: i giovani sanno identificare gli stereotipi, ma faticano a allontanarsi dalle pratiche che li normalizzano.

Esposizione massima a contenuti che svalutano le ragazze

Il 92% dei partecipanti ha dichiarato di aver incontrato su piattaforme social post o video che denigrano le ragazze. Inoltre, 75% riferisce la presenza frequente di battute e commenti sessisti tra i ragazzi. Quando si tratta di meme apertamente sessisti, 37% dei maschi li considera divertenti, contro appena 14% delle femmine. Questi dati indicano che, nonostante la capacità di riconoscere il sessismo una larga fetta di giovani continua a ritenere tali contenuti accettabili o addirittura divertenti.

Meme, ironia e la scusa del “solo uno scherzo”

Il linguaggio dei meme sfrutta spesso l’ironia per mascherare messaggi offensivi. Espressioni come “è solo un meme” o “stavo scherzando” riducono la percezione di gravità, creando un alibi morale per la diffusione di contenuti sessisti. Il 27% dei ragazzi ha ammesso di trovare divertente un meme sessista, sottolineando come la ricerca di appartenenza al gruppo possa superare il senso critico. Questa dinamica dimostra come la ricerca di riconoscimento sociale possa alimentare l’accettazione di forme di discriminazione mascherate da divertimento.

Gelosia e controllo: quando il possesso diventa amore

Un 35% degli intervistati considera la gelosia una dimostrazione d’amore, mentre 34% continua ad associare questa emozione a una relazione sana. Inoltre, 50% dei ragazzi ritiene normale che una ragazza si curi per evitare che il fidanzato guardi altre persone. Queste convinzioni rivelano una normalizzazione di pratiche di controllo e possesso, spesso presentate nei media digitali come comportamenti affettuosi. Il fenomeno non è solo una questione di sentimenti, ma si collega a un più ampio schema di potere di genere che resta radicato nei racconti online.

Il “pretty privilege” e la pressione estetica

Il 32% dei giovani riconosce l’esistenza del pretty privilege ovvero il vantaggio sociale attribuito a chi è percepito come attraente. Parallelamente, 27% ritiene che commentare il corpo di una ragazza online non rappresenti un problema, evidenziando una tolleranza verso la pressione estetica. Questo contesto rende l’aspetto fisico una misura di valore sociale, influenzando le dinamiche di autostima e le strategie di interazione sui social. Il risultato è una forma di empowerment estetico ambivalente, dove la bellezza diventa sia strumento di visibilità sia fonte di vulnerabilità.

Differenze di percezione maschile/femminile e interventi mirati

Le reazioni alla sessualizzazione esplicita mostrano una netta disparità: il 77% delle ragazze avverte fastidio, contro il 47% dei ragazzi. Questo divario suggerisce la necessità di percorsi educativi differenziati. Per i giovani maschi è fondamentale lavorare su vulnerabilità empatia e sui codici dell’ironia che rendono accettabile lo sguardo oggettivante. Per le ragazze, invece, è cruciale rafforzare gli strumenti di protezione e la capacità di resistere alla pressione estetica. Riconoscere che le norme di genere operano in modo differente permette di progettare interventi mirati e più efficaci.

Sebbene siano in grado di identificare stereotipi, pressioni estetiche e forme di controllo, la pressione sociale e il desiderio di appartenenza spesso li spingono a replicare comportamenti tossici. Solo attraverso programmi educativi che affrontino le specificità di genere e promuovano un uso critico dei media sarà possibile colmare questo divario e favorire relazioni più sane nel contesto digitale.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.