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8 Giugno 2026

Come i social media influenzano la salute mentale della Generazione Z

La Generazione Z vive un rapporto complesso con i social media. Scopriamo come ansia, FOMO e binge scrolling influenzano la loro salute mentale e quali strategie adottare per un uso più consapevole.

Come i social media influenzano la salute mentale della Generazione Z

La Generazione Z, cresciuta con gli smartphone sempre a portata di mano, vive un rapporto complesso con i social media. Ansia socialefear of missing out (FOMO) e binge scrolling sono termini spesso associati a questo fenomeno. Ma cosa dice realmente la psicologia su questi aspetti?

Le ricerche più recenti non sostengono che i social media siano dannosi in assoluto, ma evidenziano come l’impatto dipenda dalle modalità di utilizzo, dalla frequenza e dalle aspettative dell’utente. Un uso passivo dei social, come lo scorrimento infinito dei contenuti senza interazione, è associato a un incremento dei sintomi ansiosi e a un abbassamento del tono dell’umore, specialmente tra adolescenti e giovani adulti.

Perché FOMO e binge scrolling colpiscono così tanto la Gen Z

La maggior parte degli studi concorda su un punto: la Gen Z è la prima generazione cresciuta con lo smartphone in tasca fin dall’adolescenza. Questo significa che la vita online e quella offline sono intrecciate in modo molto stretto. I social media non sono solo un passatempo, ma un luogo dove si costruiscono amicizie, relazioni, opportunità, perfino scuola e lavoro.

La FOMO aumenta quando si confronta continuamente la propria vita con quella degli altri, quando si pensa che tutti gli altri stiano vivendo meglio di noi, o quando si sente che se non siamo connessi perdiamo qualcosa di importante. I social, con storie che spariscono, notifiche e feed infiniti, rendono questo confronto quasi automatico.

Il binge scrolling funziona in modo simile. Alcuni psicologi lo collegano al meccanismo della ricompensa variabilenon si sa mai quale sarà il prossimo contenuto, quindi il cervello resta in attesa del video perfetto o del post che ci farà ridere o emozionare. Questo può portare a perdere la percezione del tempo, soprattutto la sera, con effetti sul sonno e sull’attenzione il giorno dopo.

Il dettaglio che cambia tutto: come usi i social, non solo quanto

Una delle cose più interessanti che emerge dalla psicologia è che non conta solo il numero di ore passate online, ma soprattutto il modo in cui le vivi. Alcuni studi distinguono tra uso attivo e uso passivo dei social.

Per uso passivo si intende scorrere il feed senza interagire, guardare storie e post senza commentare, confrontare la propria vita con quella degli altri in silenzio. Questo tipo di uso è spesso collegato a più FOMO, più sensazione di inadeguatezza e più ansia sociale.

L’uso attivo, invece, include scrivere messaggi a persone con cui si ha un legame reale, creare contenuti che ci rappresentano davvero, partecipare a community dove ci si sente accolti. In diversi studi questo tipo di uso è associato a maggiore senso di connessione e, in alcuni casi, a un miglior benessere percepito.

Un altro punto chiave è la consapevolezza: sapere riconoscere quando si sta scrollando per noia, per evitare un’emozione difficile o per abitudine. La psicologia suggerisce che diventare più consapevole dei propri trigger è uno dei primi passi per ridurre binge scrolling e ansia sociale.

Il legame nascosto tra ansia sociale, autostima e algoritmo

C’è un aspetto di cui si parla poco: il modo in cui gli algoritmi interagiscono con la nostra autostima. Le piattaforme tendono a mostrarci contenuti simili a quelli con cui interagiamo di più. Se passiamo molto tempo su profili perfetti, corpi irrealistici, vite da sogno, il feed si riempie di quel tipo di contenuti.

Questo può alimentare il cosiddetto social comparisoncioè il confronto sociale. In psicologia è noto che confrontarsi spesso con persone percepite come migliori di noi può essere collegato a minore soddisfazione per la propria vita e più insicurezza.

In più, i meccanismi di like, visualizzazioni e commenti possono trasformarsi in una specie di valuta emotiva. Se un post va bene ci si sente validi, se va male ci si sente invisibili. Questo può aumentare l’ansia da prestazione sociale: prima di postare ci si chiede se saremo giudicati, se faremo abbastanza like, se qualcuno noterà i nostri difetti.

Per ridurre questo effetto, alcuni psicologi suggeriscono strategie come curare di più i contenuti che si condividono, limitare il tempo passato sui social e cercare di interagire in modo più autentico con le persone.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.