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12 Luglio 2026

Come l’ambiente influenza i comportamenti narcisistici

Il narcisismo non è sempre sinonimo di comportamenti scorretti. Scopri come il contesto può modificare le azioni di chi ha tratti narcisistici.

Come l'ambiente influenza i comportamenti narcisistici

Per anni, il termine narcisismo è stato utilizzato come una comoda etichetta per spiegare comportamenti difficili da comprendere. Tuttavia, una recente ricerca pubblicata su Personality and Individual Differences suggerisce che la personalità da sola non determina il comportamento, ma è il contesto a giocare un ruolo decisivo.

Lo studio ha coinvolto 350 lavoratori tra Stati Uniti e Canada, ridotti poi a 164 partecipanti. Tutti hanno compilato test psicologici per misurare tratti come il narcisismo e altri elementi della cosiddetta triade oscura. Successivamente, sono stati sottoposti a un compito con anagrammi e auto-valutazione del punteggio.

Il ruolo decisivo del contesto

Il risultato più interessante riguarda il comportamento: il 42% dei partecipanti ha dichiarato punteggi impossibili da ottenere. Questo dimostra che la disonestà non è legata a una sola tipologia di personalità, ma emerge quando ci sono condizioni favorevoli, come ricompense immediate e nessuna pausa di riflessione.

La correlazione tra narcisismo e comportamenti scorretti è emersa solo in situazioni molto specifiche: presenza di un vantaggio immediato e possibilità di agire senza riflettere. Quando invece venivano introdotti compensi fissi o momenti di pausa obbligata, quella relazione spariva del tutto. Le persone con tratti narcisistici non risultavano più disoneste delle altre.

Le implicazioni nelle relazioni quotidiane

Lo stesso meccanismo può riflettersi nelle relazioni affettive e sociali. In un rapporto, attenzione immediata, conferme rapide e controllo emotivo possono creare dinamiche accelerate, dove certi comportamenti diventano più probabili. Non perché qualcuno sia fatto così ma perché il sistema lo favorisce.

Inserire pause, confini e autonomia emotiva cambia il ritmo delle interazioni. Riduce l’impulsività e limita la ricerca di gratificazione immediata. In questi contesti, anche comportamenti più egocentrici tendono a ridursi. Lo studio suggerisce quindi una chiave di lettura meno rigida: non le etichette, ma le condizioni che le rendono possibili.

Lo smartphone come rifugio narcisistico

David Le Breton, sociologo e antropologo, ha parlato dell’impatto degli smartphone sulle relazioni sociali. Secondo lui, lo schermo è un rifugio narcisistico che allontana le incertezze della relazione con l’altro, risparmiando l’avversità e l’imprevedibilità del mondo.

La comunicazione digitale perde la sua dimensione di sacralità, si profana nella sua ripetizione senza fine, nella sua impossibilità di tacere. Lo smartphone permette di essere al tempo stesso qui e altrove, senza gli altri; autorizza strutturalmente un ripiegamento su di sé inedito nella storia, su scala planetaria.

L’ambiente sociale diventa facoltativo: vi si entra o se ne esce a piacimento grazie al ricorso allo schermo. Molti contemporanei trascorrono una decina di ore al giorno davanti al loro schermo, diventato una sorta di piacevole narcotico. Sì, è una forma di blancheur una sorta di coma desiderato, una defezione dal legame sociale nella passione per il divertimento e nel ritiro dal legame sociale vivo.

Smart working e diritti dei lavoratori

Nel corso degli ultimi anni, la giurisprudenza ha ribadito la necessità di maggiori tutele a favore di chi lavora da remoto. La Corte di Cassazione ha affermato che l’arbitrarietà nel recesso aziendale unilaterale, senza valide motivazioni, espone l’impresa a pesanti sanzioni e all’obbligo di reintegra del dipendente.

Il lavoro agile, introdotto con l’obiettivo di favorire un miglior equilibrio tra tempo libero e produttività, ha portato all’emersione di nuovi rischi per la salute psicofisica dei lavoratori. Secondo i dati Eurofound (EWCS 2026), il 63% di chi opera da remoto subisce contatti aziendali fuori orario, mentre il 59% degli interessati dichiara livelli di stress lavorativo critici.

Il quadro normativo italiano ha cercato di intervenire sul problema già a partire dai primi provvedimenti in materia di smart working, prevedendo che qualsiasi lavoro in smart working rispetti i limiti di orario giornaliero, le pause obbligatorie tra fine e inizio di una sessione lavorativa e l’inviolabilità dei periodi di riposo, anche in presenza di strumenti digitali che facilitano la reperibilità.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.