La tragedia avvenuta il 13 agosto 2007 a Garlasco ha lasciato un segno indelebile nella vita di Rita Preda e Giuseppe Poggi. Dopo più di diciannove anni, i genitori hanno deciso di parlare nuovamente della loro esperienza, non solo per ricordare Chiara Poggi, ma anche per dare una voce al lutto che ancora li accompagna e per far luce su come la memoria di una figlia possa continuare a far parte della loro quotidianità.
Il ritorno a casa: la consapevolezza della mancanza di Chiara
Nel settembre 2026, durante un incontro culturale a Milano, Rita ha descritto gli otto mesi trascorsi lontano dalla famiglia, quando la casa era stata sottoposta a sequestro legale. “Volevamo tornare a casa, perché solo lì potevamo ricominciare davvero a vivere”, ha dichiarato. Il momento in cui hanno varcato la soglia della stanza di Chiara è stato il punto di svolta: gli abiti, i libri e gli oggetti rimasti intatti hanno reso tangibile l’assenza della figlia.
Il ruolo degli oggetti e della camera
Secondo la psicologia, conservare la stanza o gli effetti personali di una persona scomparsa può favorire la creazione di continuing bonds ovvero legami che sopravvivono alla morte. In questo caso, la camera di Chiara è diventata un “luogo di memoria” dove ogni dettaglio richiama la presenza fisica della figlia, permettendo ai genitori di riconoscere e onorare il rapporto interrotto.
Il peso dei media: un anno e mezzo di “circo” televisivo
Dopo la chiusura delle recenti indagini su Andrea Sempio, i genitori hanno rotto il silenzio in un’intervista televisiva. Rita ha riferito di aver contato sette trasmissioni in un solo giorno, tutte centrali sul caso. “Questo anno e mezzo è stato un circo mediatico, peggio della prima inchiesta”, ha confessato, evidenziando la stanchezza provata davanti a un flusso costante di notizie che, a loro avviso, marginalizzava la figura della figlia.
Le dichiarazioni sui processi e la figura di Stasi
Giuseppe ha ricordato i cinque processi che hanno coinvolto la famiglia, sottolineando che la giustizia ha designato Alberto Stasi come responsabile. “Per noi il colpevole è Stasi. Se la procura dovesse indicarne un altro, lo accetteremo, ma ora rimane così”, ha affermato. La coppia ha inoltre denunciato le intercettazioni e i microchip installati nei veicoli, definendoli invasivi e poco pertinenti al caso.
Continuing bonds: cosa dice la psicologia sul legame dopo il lutto
Le ricerche più recenti, come la revisione pubblicata su Death Studies hanno identificato 79 studi su questo fenomeno, raccogliendo tre temi principali: la convivenza di conforto e sofferenza, la continuità dell’identità relazionale e la ricerca di senso. Non esiste una risposta universale: mantenere un legame con il defunto può generare benessere oppure dolore a seconda della personalità e delle circostanze.
Nel caso di Rita e Giuseppe, gli oggetti di Chiara e le loro attività quotidiane – come andare al supermercato insieme o ripercorrere i sogni della figlia di diventare manager – rappresentano un modo concreto di coltivare quel legame. La psicologia suggerisce che questi gesti possono facilitare il processo di integrazione del lutto, ma avverte anche che non devono diventare l’unico strumento di coping, per evitare di rimanere bloccati in un ciclo di rammarico.
La loro storia è un invito a rispettare il diritto di una famiglia a ricordare la propria figlia senza essere ridotta a mero elemento di cronaca.



