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17 Maggio 2026

Insonnia cronica: riconoscerla e curarla per migliorare salute e memoria

L'insonnia cronica interessa milioni di persone; riconoscerla come patologia autonoma apre la strada a cure mirate che possono migliorare anche altre malattie associate

Insonnia cronica: riconoscerla e curarla per migliorare salute e memoria

Negli ultimi anni la comunità scientifica ha cambiato prospettiva sull’insonnia cronica: non sempre è una semplice conseguenza di altre malattie, ma può costituire una condizione autonoma che richiede interventi specifici. Questa ridefinizione ha conseguenze pratiche importanti, perché trattare il sonno può avere ricadute positive su dolore, problemi cardiaci e disturbi dell’umore. In molti paesi, e in Italia in particolare, l’attenzione è cresciuta anche grazie a documenti di policy che mettono in luce l’entità del fenomeno e le lacune nell’accesso alle cure.

Per comprendere meglio il quadro è utile partire da una definizione operativa: si parla di insonnia cronica quando i disturbi del sonno persistono per oltre tre mesi e compromettono funzionamento quotidiano e benessere. In Italia, secondo un policy paper presentato il 14 aprile scorso, sono circa 13,4 milioni le persone coinvolte, con una prevalenza maggiore nelle donne; tuttavia solo il 40% riceve una diagnosi e appena il 21% ottiene un trattamento adeguato, lasciando circa 4,5 milioni senza cure efficaci.

Comorbilità, genere ed età: chi è più a rischio

L’insonnia raramente compare isolata: si osserva frequentemente insieme a patologie come diabete, ipertensione, dolore cronico, disfunzioni tiroidee, disturbi gastrointestinali, ansia e depressione. Storicamente si è parlato di insonnia “secondaria” quando compare insieme ad altre condizioni, ma studi a partire dagli anni Duemila hanno dimostrato che i problemi del sonno possono precedere o persistere dopo la risoluzione di altre malattie, suggerendo una natura autonoma. Le donne sono particolarmente esposte a causa di fattori ormonali, gravidanze, allattamento e una maggiore vulnerabilità a ansia e depressione; l’incidenza è alta tra i 45 e i 54 anni e torna a crescere dopo i 65 anni, mentre recentemente si segnala un aumento anche tra gli adolescenti.

Effetti su funzioni cognitive e sicurezza

L’impatto dell’insonnia cronica si misura soprattutto sulle capacità cognitive e sulle prestazioni quotidiane. Il policy paper citato riporta che il 62% delle persone che ne soffrono lamenta difficoltà di concentrazione, il 57% problemi di memoria e l’82% percepisce un peggioramento della performance lavorativa. Inoltre, chi soffre di insonnia cronica ha una probabilità maggiore di essere coinvolto in incidenti, stimata intorno a 1,8 volte rispetto alla popolazione generale. Questi dati sottolineano come il sonno non sia un lusso ma un requisito fondamentale per la sicurezza e la produttività.

Quali sintomi sono più predittivi di altri problemi

La ricerca sta cercando di chiarire quali aspetti dell’alterazione del sonno siano più dannosi per la salute mentale: ad esempio, la difficoltà ad addormentarsi sembra essere più correlata a un aumento del rischio di depressione rispetto ai risvegli notturni o al risveglio precoce. Gli studi stanno anche indagando possibili cambiamenti nell’attività cerebrale, nella frequenza cardiaca e negli ormoni dello stress nelle persone con insonnia, suggerendo che uno stato di ipervigilanza fisiologica potrebbe mantenere il problema nel tempo.

Cosa fare: abitudini, psicoterapia e farmaci

Per prevenire la cronicizzazione dei disturbi del sonno esistono Strategie pratiche ed evidence-based. Evitare di restare a letto aspettando di addormentarsi è fondamentale: questo comportamento può rafforzare un’associazione negativa tra letto e veglia. È consigliabile svolgere attività rilassanti ma coinvolgenti, come leggere o esercizi di respirazione, fino a quando non arriva sonnolenza, e limitare i riposi pomeridiani a circa 20 minuti per non compromettere il sonno notturno. Quando l’insonnia è cronica, la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia è il trattamento di scelta, mirato a ricostruire corrette abitudini e a modificare pensieri disfunzionali legati al riposo.

La terapia risulta più efficace se applicata precocemente, in assenza di una depressione grave e con aspettative realistiche da parte della persona. Molti pazienti tuttavia ricorrono spontaneamente ai sonniferi, che possono indurre dipendenza e effetti collaterali come vertigini o mal di testa. Come ricordato da esperti del settore, sono disponibili anche farmaci di nuova generazione che agiscono sui meccanismi dell’ipervigilanza, ma l’accesso può essere limitato da costi elevati o dalla scarsa disponibilità. Riconoscere l’insonnia come una patologia autonoma può facilitare l’accesso a percorsi di cura appropriati e migliorare la gestione delle molte condizioni fisiche e psicologiche ad essa associate.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.