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14 Giugno 2026

La tendenza naturale a muoversi in senso antiorario: cosa dicono gli esperimenti

Durante studi condotti in Spagna e in Giappone i ricercatori hanno osservato che, liberati da vincoli sociali, gruppi di persone mostrano una consistente preferenza a muoversi in senso antiorario. Il fenomeno persiste indipendentemente da cultura, lateralità o genere e potrebbe influenzare progettazione di spazi pubblici e piani di evacuazione.

La tendenza naturale a muoversi in senso antiorario: cosa dicono gli esperimenti

Durante gli esperimenti condotti mentre si studiavano gli effetti del distanziamento sociale, ricercatori hanno notato un pattern sorprendente: quando persone erano libere di muoversi in un’area, la maggioranza cambiava direzione verso sinistragenerando rotazioni antiorarie coerenti. Quella che all’inizio era una semplice osservazione si è trasformata in una serie di esperimenti mirati tra Spagna e Giappone, finalizzati a capire se si trattasse di un fenomeno culturale, sociale o di natura individuale.

I test hanno coinvolto diverse fasce d’età e contesti sperimentali: da gruppi di adulti in un’arena circolare a centinaia di adolescenti in un cortile scolastico, fino a bambini ripresi dall’alto durante attività di gioco libero. I risultati, ripetuti e analizzati con metodi statistici rigorosi, hanno portato alla definizione di un bias locomotorio intrinsecocioè una predisposizione individuale a deviare leggermente verso sinistra che si manifesta anche nei comportamenti collettivi.

Esperimenti concreti a Pamplona e Tokyo

Nel dettaglio, uno degli allestimenti sperimentali in Spagna ha visto gruppi di circa 50 adulti osservati mentre camminavano in un’arena circolare chiusa; in un altro test oltre 100 adolescenti sono stati lasciati liberi di muoversi in un cortile di 50×60 metri. Esperimenti analoghi sono stati riprodotti all’Università di Tokyo per escludere che norme culturali locali, come l’abitudine giapponese a tenersi sulla sinistra, fossero la causa del fenomeno. Le rilevazioni giapponesi includevano anche uno studio su 52 bambini piccoli impegnati in corse libere: in questa fascia d’età la formazione di un vortice antiorario è risultata particolarmente marcata e stabile.

Prove aggiuntive e isolamento individuale

Per separare l’influenza del comportamento di gruppo dall’orientamento individuale, oltre 200 soggetti sono stati fatti camminare in isolamento: anche in queste condizioni si è osservata la stessa tendenza a girare a sinistra. I ricercatori hanno inoltre condotto un sondaggio su 168 studenti per valutare le aspettative consce delle persone sulla direzione di marcia; curiosamente, la maggioranza pensava che la rotazione dovrebbe andare in senso orario, un dato che smentisce l’ipotesi di un condizionamento culturale esplicito.

Esclusione di fattori evidenti e ipotesi biologiche

Con analisi statistiche mirate gli autori dello studio hanno escluso diversi fattori potenzialmente esplicativi: la preferenza non dipende in modo significativo dalla lateralità (destrimani vs mancini), né dall’uso preferenziale di piede o occhio. In alcuni test sono stati bendati partecipanti per verificare l’effetto dell’occhio dominante, senza modificare il bias osservato. Anche il genere dei camminatori non ha mostrato impatti rilevanti sulla direzione preferita.

Tra le ipotesi plausibili sulla causa del fenomeno figura un’idea legata all’asimmetria corporea e alla modalità con cui il cervello integra segnali sensoriali per controllare il movimento. Analogie sono state individuate in altre specie: per esempio alcune formiche mostrano preferenze per svolte verso sinistra, suggerendo che l’aspetto asimmetrico del controllo motorio possa avere radici evolutive o neurobiologiche comuni.

Il ruolo della forza di Coriolis esaminato

Tra il pubblico e la comunità scientifica è emersa spesso la domanda se la forza di Coriolis — responsabile della deviazione di grandi masse d’aria e d’acqua — possa influire anche su pedoni e gruppi sociali. Gli scienziati coinvolti nello studio considerano questa possibilità improbabile: la forza di Coriolis ha effetti significativi solo su scale spaziali e temporali molto ampie, come negli uragani; le dimensioni e le velocità dell’essere umano la rendono trascurabile. Sperimentazioni iniziali nell’emisfero sud hanno peraltro mostrato tendenze simili, ma i risultati sono preliminari e non bastano a confermare l’ipotesi.

Implicazioni pratiche: sicurezza e progettazione degli spazi

Il riscontro di un bias locomotorio ha ricadute immediate sulla progettazione urbana e sulla gestione delle folle. I modelli tradizionali per prevedere i flussi pedonali considerano soprattutto interazioni sociali ed evitamento; conoscere una propensione intrinseca verso sinistra permette di ottimizzare la disposizione di corridoi, ingressi e percorsi in musei, stazioni e centri commerciali per ridurre congestioni e stress negli spostamenti.

Inoltre, i piani di evacuazione nelle grandi infrastrutture e negli stadi possono beneficiare di questa conoscenza: progettare le vie d’uscita in modo coerente con la tendenza naturale del movimento può velocizzare il deflusso in emergenza e migliorare la sicurezza complessiva. Anche discipline pratiche come l’organizzazione di eventi sportivi avevano già preso atto, storicamente, di preferenze direzionali nell’orientamento delle competizioni.

Nel complesso, i risultati invitano a considerare il comportamento umano come il prodotto di fattori sia sociali sia biologici: riconoscere e misurare un bias locomotorio intrinseco apre la strada a interventi progettuali più efficienti e a nuove domande su come il cervello coordina movimento e spazio.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.