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30 Ottobre 2026

Lavoro giovanile in crisi: cosa propone il sindacato First Cisl

Il sindacato avverte i giovani da una profonda perdita di fiducia nel lavoro e richiede nuove regole per occupazione e salari

Lavoro giovanile in crisi: cosa propone il sindacato First Cisl

Le nuove generazioni si trovano oggi a navigare in un mare di disorientamento alimentato da diversi fattori: la glaciazione demografica, la recessione delle democrazie occidentali, la rapida digitalizzazione e un contesto di instabilità geopolitica. Queste dinamiche hanno messo in crisi la tradizionale concezione del lavoro come pilastro identitario, soprattutto nelle società occidentali dove, da decenni, la quota di reddito proveniente dal lavoro subordinato è in contrazione rispetto a quella dei redditi da capitale.

In Italia il declino è ancora più marcato: la differenza tra la remunerazione salariale e i guadagni patrimoniali si è ampliata, generando una esplosione delle disuguaglianze che ha eroso la fiducia dei giovani verso il mercato del lavoro. Questa perdita di fiducia è al centro del malessere segnalato durante la tavola rotonda “La generazione che attraversa il cambiamento – Lavoro, finanza, università nella transizione giovanile”.

Il ruolo attivo dei sindacati nella trasformazione sociale

Riccardo Colombani, Segretario Generale di First Cisl, ha sottolineato che i corpi intermedi – tra cui i sindacati – devono assumere una responsabilità più ampia, colmando le lacune lasciate dalla politica. Il sindacato non può più limitarsi a gestire le singole crisi o a perseguire solo fini rivendicativi; è chiamato a diventare un soggetto politico di trasformazione sociale, capace di porre le persone al centro delle decisioni economiche.

Secondo Colombani, questa nuova missione richiede una visione antropocentrica della società, in cui le esigenze reali dei giovani siano il punto di partenza per riformare l’organizzazione del lavoro, l’istruzione superiore e i meccanismi finanziari.

Banche, intelligenza artificiale e prospettive occupazionali per i sotto i 40

Il settore bancario è stato evidenziato come uno dei principali ostacoli alla rinascita dell’occupazione giovanile. Nel 2015, il 31,7% dei dipendenti bancari aveva meno di quarant’anni; oggi quella percentuale è scesa al 25%, collocando l’Italia tra i paesi europei con la più bassa presenza di giovani nel personale bancario.

Le banche, nonostante risultati di bilancio ridondanti, hanno privilegiato la riduzione dei costi, dimostrando una contraddizione evidente. Colombani ha quindi richiesto un Patto per l’occupazione con il sistema bancario, capace di governare la rivoluzione tecnologica e l’impatto dell’intelligenza artificiale. L’AI, secondo la sua visione, non deve essere vista come sostituto del lavoro, ma come strumento di supporto per liberare la creatività e far evolvere le attività umane.

Proposta di un Patto per l’occupazione

Il patto suggerito dovrebbe includere impegni concreti: programmi di formazione digitale per i giovani, incentivi fiscali per le imprese che assumono under 40 e una quota minima di personale giovane nelle strutture bancarie. Parallelamente, è fondamentale che le retribuzioni crescano attraverso la contrattazione collettiva, sia a livello nazionale sia all’interno dei singoli gruppi di lavoro, per contrastare il trend di diminuzione del costo del personale rispetto ai ricavi.

Solo una redistribuzione più equa della ricchezza prodotta, sostenuta dal modello partecipativo promosso da First Cisl, potrà ristabilire la coesione sociale in un periodo segnato da disuguaglianze sempre più profonde.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.