L’Emilia-Romagna si trova al centro di un dibattito nazionale sul suicidio medicalmente assistito. La regione ha avviato un percorso legislativo per trasformare in norma regionale una procedura già attiva dal 2026. Questo passo segue una delibera della Giunta regionale e una determinazione dirigenziale, che hanno stabilito le prime linee guida per l’attuazione di questa pratica.
La decisione adottata il 15 giugno dalla Commissione Politiche per la salute e Politiche sociali dell’Assemblea legislativa regionale ha scelto come testo base il progetto di legge dei gruppi di maggioranza. Questo testo, depositato il 5 giugno 2026, sarà abbinato alla proposta di iniziativa popolare intitolata alle procedure e ai tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito.
Il percorso legislativo e le reazioni politiche
La proposta popolare ha una storia amministrativa più lunga, con l’ammissibilità risalente alla deliberazione della Consulta di garanzia statutaria n. 12 del 22 febbraio 2026 e la validità alla deliberazione n. 14 del 26 luglio 2026. La Commissione lavora ora su due canali collegati: il progetto di legge dei consiglieri di maggioranza e la proposta popolare.
Il voto sull’abbinamento dei testi ha visto il centrosinistra a favore, mentre Forza Italia ha espresso parere contrario attraverso Valentina Castaldini. Fratelli d’Italia non ha partecipato al voto. Le nomine dei relatori, Alice Parma per la maggioranza e Nicola Marcello per la minoranza, completano il quadro politico.
La struttura sanitaria e il ruolo del CoVam
Il progetto di legge non interviene sull’articolo 580 del codice penale, ma si colloca nel campo della tutela della salute, materia di competenza concorrente. La regione disciplina modalità organizzative uniformi per l’attuazione delle sentenze costituzionali 242/2019 e 135/2026.
Il cuore organizzativo del progetto è la Commissione di valutazione multidisciplinare permanente di Area Vasta (CoVam). Questa struttura del Servizio sanitario regionale è incaricata di accertare i requisiti clinici e personali per l’accesso alla procedura, oltre alla coerenza delle modalità indicate nel singolo caso.
La composizione della CoVam include un medico palliativista, un anestesista rianimatore, un medico legale, uno psichiatra, uno specialista della patologia, un farmacologo o farmacista, uno psicologo e un infermiere. La presenza infermieristica introduce nella valutazione la competenza di chi conosce la continuità assistenziale e la gestione concreta del percorso di cura.
Le reazioni internazionali e il dibattito etico
L’Istituto di antropologia medica e bioetica (Imabe) di Vienna ha accolto con favore le nuove linee guida pubblicate dalla Conferenza episcopale tedesca (Dbk) e dalla Caritas tedesca sulla gestione del suicidio assistito nelle istituzioni cattoliche. Le linee guida, intitolate “Percorrendo il cammino della vita”, chiariscono che il suicidio assistito non dovrebbe avere spazio nelle istituzioni cattoliche in Germania.
L’Imabe sottolinea l’aumento del numero di suicidi assistiti in Germania a seguito della sentenza del 2026 della Corte costituzionale federale tedesca, che ha affermato il “diritto alla morte autodeterminata”. Le linee guida mirano a rafforzare la prevenzione del suicidio, promuovere un atteggiamento di affermazione della vita e proteggere il personale da situazioni di conflitto.
In Italia, il dibattito sul suicidio medicalmente assistito continua a suscitare reazioni contrastanti. In Trentino, la proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito” è stata discussa in Quarta Commissione, con posizioni diverse tra i partiti. Fratelli d’Italia ha espresso preoccupazione per le possibili disparità normative tra regioni, mentre altri sostengono la necessità di affrontare il tema con coraggio e umanità.
In provincia di Bolzano, i lavori per l’approvazione di una legge provinciale sul suicidio assistito sono ottimamente avviati. La Diocesi altoatesina ha espresso la propria contrarietà, sostenendo che la strada giusta è quella delle cure palliative.



