Ogni anno, migliaia di studenti si trovano di fronte a una scelta cruciale: quale università frequentare? La Classifica Censis delle università italiane, pubblicata il 14 luglio 2026, offre un prezioso strumento di orientamento per affrontare questa decisione. Da oltre 25 anni, questa analisi dettagliata valuta gli atenei su vari parametri, tra cui strutture, servizi, borse di studio, internazionalizzazione e occupabilità.
La classifica non si limita a valutare gli atenei in generale, ma li divide in categorie omogenee per dimensioni e analizza anche i singoli corsi di laurea. Questo approccio articolato, basato su oltre 960 variabili, permette di avere un quadro completo e dettagliato del sistema universitario italiano.
Immatricolazioni in crescita, ma con differenze territoriali
Negli ultimi dieci anni, le immatricolazioni agli atenei tradizionali sono aumentate del 19,8%. Anche per l’anno accademico 2026-2026 si registra un incremento dello 0,9%, in linea con il trend positivo del lungo periodo. Tuttavia, questa crescita non è uniforme in tutte le regioni d’Italia.
Gli atenei del Centro registrano l’incremento più significativo (+2,3%), mentre le altre aree mostrano un aumento più contenuto: +0,8% per il Nord-Ovest, +0,4% per il Nord-Est, e solo +0,2% per il Sud e le isole. Questa disparità territoriale riflette le diverse dinamiche socio-economiche delle varie regioni.
Provenienza degli studenti: liceali in calo, professionali e internazionali in aumento
Tra gli immatricolati, i liceali rimangono la maggioranza (57,9%), ma la loro percentuale è in calo rispetto a dieci anni fa, quando rappresentavano il 68,4% del totale. In particolare, il liceo scientifico è la scuola di provenienza più comune (28,6% dei liceali).
In aumento, invece, gli studenti provenienti dagli istituti professionali (7,3%, contro il 5,5% di dieci anni fa) e quelli con diploma estero (6,7%, quasi il triplo rispetto al 2,5% del 2015-2016). Tra gli studenti internazionali, il 70% proviene da paesi extraeuropei, con una forte presenza di asiatici (30,6%) e africani (28,3%).
Le eccellenze tra i mega atenei
Tra i mega atenei (con oltre 40.000 iscritti), l’Università di Padova si conferma al primo posto con 91,2 punti, seguita dall’Università di Bologna (87,8). La Sapienza di Roma sale al terzo posto (86,0), scalzando l’Università di Pisa, che scende in quarta posizione (85,5).
Tra gli altri atenei di grandi dimensioni, l’Università Statale di Milano e l’Università di Firenze scendono rispettivamente al quinto e sesto posto, mentre l’Università di Palermo mantiene salda la settima posizione. Chiudono la classifica l’Università di Bari e l’Università di Napoli Federico II.
I grandi atenei: performance e cambiamenti
Tra i grandi atenei (da 20.000 a 40.000 iscritti), l’Università della Calabria si conferma al primo posto con 91,7 punti, seguita dall’Università di Pavia (90,2). L’Università di Cagliari sale al terzo posto (88,5), mentre l’Università di Roma Tor Vergata guadagna una posizione, arrivando settima.
Tra le università non statali, la Luiss si conferma al vertice tra i grandi atenei con 95,8 punti, seguita dalla Bocconi (92,6). Tra i medi atenei, la Lumsa primeggia con 89,2 punti.



