Emmanuel Macron ha proseguito la visita ufficiale a Damasco dopo due esplosioni che hanno ferito 18 persone vicino all’hotel Four Seasons dove aveva pernottato, mentre si trovava al palazzo presidenziale per incontrare Ahmed al-Sharaa. Le autorità hanno avviato indagini e definito l’episodio un atto criminale confermando che il presidente francese è rimasto illeso.
L’episodio è rilevante perché la missione segna un passaggio simbolico nella Siria post-Assad e testa la tenuta della sicurezza nella capitale. La delegazione ha mantenuto l’agenda diplomatica e ha partecipato a incontri bilaterali e a un forum sulla ricostruzione economica. Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2026.
Due ordigni nel centro di Damasco: area del Museo e Ministero del Turismo
Le esplosioni sono state attribuite a due ordigni improvvisati: uno in un contenitore dei rifiuti e l’altro in un veicolo parcheggiato su una strada molto frequentata, a ridosso del Museo Nazionale e della sede del Ministero del Turismo. La zona è centrale e abitualmente affollata, circostanza che ha amplificato il timore per la sicurezza pubblica. Tra i 18 feriti si contano quattro agenti di polizia impegnati nell’area durante i controlli.
L’hotel Four Seasons, dove la delegazione aveva trascorso la notte, si trova a breve distanza dal punto delle detonazioni. Gli artificieri e le unità investigative hanno isolato i varchi principali, mentre i servizi di emergenza hanno ripristinato la viabilità. Le indagini puntano a ricostruire la filiera degli ordigni e l’eventuale presenza di cellule in grado di replicare attacchi simili in aree sensibili.
Agenda confermata: incontro con al-Sharaa, forum e annunci economici
Nonostante le esplosioni, Macron ha mantenuto l’incontro al palazzo presidenziale con Ahmed al-Sharaa. Il presidente francese ha affermato: “nulla può soffocare l’aspirazione delle donne e degli uomini siriani a vivere in una Siria pienamente sovrana, sicura, pluralistica e unita”. Nei colloqui è stato ribadito l’obiettivo di una Siria pienamente sovrana e pluralista e l’interesse francese a sostenere la ricostruzione.
Macron ha annunciato che la Francia restituirà oltre 50 milioni di euro provenienti dal sequestro di beni illecitamente acquisiti dalla famiglia Assad. Oltre agli incontri bilaterali, la delegazione ha preso parte a un forum per la ricostruzione economica. La tappa in Siria precede il trasferimento ad Ankara per il vertice NATO dove sono previsti colloqui con la presidenza turca e con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
La nuova leadership siriana e le fratture interne
La nuova dirigenza a Damasco, con al-Sharaa alla presidenza, è emersa dall’insurrezione che ha condotto alla caduta del precedente regime e si confronta con fratture etniche e settarie profonde. La minoranza alawita a lungo dominante, vede ridiscussi i propri equilibri; le comunità cristiane e altre minoranze muovono in un quadro istituzionale in ridefinizione; nel nord-est, i curdi mantengono posizioni autonome legate a un accordo di stabilità ancora fragile, con catene di comando e sicurezza locali differenziate.
Tra i nodi più sensibili rientra il ruolo di figure provenienti da formazioni come Hayat Tahrir al-Sham che hanno tentato un restyling politico per prendere le distanze dal passato estremista. Tale evoluzione genera scetticismo esterno e cautele interne, anche in rapporto alla necessità di integrazione e controllo del territorio. Resta attuale il rischio di una riorganizzazione dell’Isis soprattutto in aree dove la stabilità risulta discontinua o affidata a intese locali temporanee.
Pressioni esterne, Alture del Golan e richiesta di ritiro
Il contesto siriano risente delle pressioni di attori regionali e internazionali che cercano di influenzare il riequilibrio delle forze. Israele continua a monitorare e intervenire nella fascia delle Alture del Golan per motivi di sicurezza. Nelle interlocuzioni ufficiali, al-Sharaa ha condannato le violazioni israeliane e ha auspicato un impegno internazionale per costringere Israele a ritirarsi dai territori occupati nel sud della Siria, collegando tale ritiro alla prospettiva di una stabilità più ampia lungo la linea di contatto.
L’esplosione di ordigni durante una visita ad alto contenuto diplomatico evidenzia che la normalizzazione rimane parziale e vulnerabile. La ricostruzione materiale si intreccia con un percorso politico che richiede strumenti credibili di sicurezza e inclusione. Le autorità hanno definito gli attacchi un atto criminale e hanno intensificato i controlli in aree sensibili. La disponibilità del nuovo potere a ridefinire alleanze e a coinvolgere forze diverse resta uno dei fattori decisivi per trasformare una tregua instabile in una sicurezza duratura.



