Il 2026 segna un capitolo memorabile per il tennista tedesco Alexander Zverev. Dopo mesi di attesa, ha trionfato agli US Open aggiudicandosi il suo primo titolo del Grande Slam e scrivendo una pagina importante nella storia del tennis contemporaneo.
Il risultato arriva dopo una lunga serie di delusioni in finale (quattro sconfitte in Slam) e dopo aver affrontato, fin dall’infanzia, una sfida ben più dura della semplice competizione sportiva: la diagnosi di diabete di tipo 1 a quattro anni.
Il trionfo a New York e il tributo a Irina Zverev
Nel post-partita, Zverev ha rivolto il suo ringraziamento a chi non ha mai seguito una sua partita in televisione, ma che ha diretto la sua vita: la madre Irina Zverev. “Mia madre è la persona più forte che conosca; una donna che, di fronte a una diagnosi che avremmo potuto considerare un limite, ha dichiarato che il futuro del figlio sarebbe stato quello che avesse voluto”. La dichiarazione è un omaggio alla forza di volontà che ha guidato la famiglia fin dal primo giorno di terapia insulinica.
Vivere con il diabete di tipo 1 sul campo da tennis
Gestire il diabete di tipo 1 mentre si disputa un match di quattro o cinque set richiede una disciplina quasi chirurgica. Zverev monitora costantemente la glicemia, si inietta l’insulina anche durante gli scambi prolungati e deve pianificare le pause per non compromettere la prestazione. Un episodio emblematico è avvenuto al Roland Garros 2023 quando gli organizzatori gli hanno chiesto di lasciare il campo per effettuare le iniezioni. Dopo una rapida discussione, è stato consentito di farlo direttamente in campo, sottolineando quanto ancora siano rari gli adeguamenti per atleti con patologie croniche.
L’incidente a Roland Garros 2023
Quell’episodio ha messo in luce la necessità di adeguare le regole sportive alle esigenze mediche. La decisione di permettere a Zverev di somministrarsi l’insulina in campo ha rappresentato una piccola, ma significativa, vittoria per tutti i diabetici sportivi, dimostrando che la malattia non deve essere un ostacolo alla competitività.
La Fondazione Zverev: dal campo alla solidarietà globale
Nel 2022, insieme alla famiglia, Zverev ha lanciato la Fondazione Zverev a Amburgo. L’obiettivo è chiaro: dimostrare che chi vive con il diabete di tipo 1 può raggiungere traguardi ambiziosi e, al contempo, aiutare chi ha meno risorse. La Fondazione finanzia l’accesso a insulina, strumenti di monitoraggio e cure specialistiche in paesi dove la gestione della malattia è critica.
Progetti in Congo e Nepal
Tra le iniziative più rilevanti, il sostegno all’ospedale evangelico di Vanga, in Congo, dove sono seguiti circa 400 bambini con diabete di tipo 1, e i programmi in Nepal che introducono la telemedicina e il monitoraggio continuo della glicemia. Dal 2022 ad oggi la raccolta ha superato il milione di euro, permettendo di assistere più di 1.150 giovani pazienti.
Il percorso di Zverev è diventato un modello per atleti giovani affetti da diabete. Giocatori come Patrick Zahraj hanno dichiarato di trovare in lui una fonte di ispirazione. Organizzazioni come Diabetes-Kids, la Società Italiana di Diabetologia (SID) e persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno lodato il suo impegno, evidenziando come la sua storia dimostri che il diabete non è un “soffitto di cristallo” ma una condizione gestibile.
Con la vittoria a New York, Zverev ha chiuso un ciclo di lavoro, sacrificio e perseveranza. Ha consacrato il trionfo a una madre che ha detto “Il diabete non ci definirà” e ha ricordato che ogni sudore versato in campo è stato il risultato di anni di combattimento. La sua esperienza dimostra che, con il supporto giusto, è possibile trasformare una diagnosi medica in una piattaforma di cambiamento sociale.



