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23 Settembre 2026

Zverev conquista gli US Open e dedica la vittoria alla madre

Zverev supera il diabete di tipo 1 e conquista gli US Open, rendendo la madre la protagonista del suo successo.

Zverev conquista gli US Open e dedica la vittoria alla madre

Il 2026 segna un capitolo memorabile per il tennista tedesco Alexander Zverev. Dopo mesi di attesa, ha trionfato agli US Open aggiudicandosi il suo primo titolo del Grande Slam e scrivendo una pagina importante nella storia del tennis contemporaneo.

Il risultato arriva dopo una lunga serie di delusioni in finale (quattro sconfitte in Slam) e dopo aver affrontato, fin dall’infanzia, una sfida ben più dura della semplice competizione sportiva: la diagnosi di diabete di tipo 1 a quattro anni.

Il trionfo a New York e il tributo a Irina Zverev

Nel post-partita, Zverev ha rivolto il suo ringraziamento a chi non ha mai seguito una sua partita in televisione, ma che ha diretto la sua vita: la madre Irina Zverev. “Mia madre è la persona più forte che conosca; una donna che, di fronte a una diagnosi che avremmo potuto considerare un limite, ha dichiarato che il futuro del figlio sarebbe stato quello che avesse voluto”. La dichiarazione è un omaggio alla forza di volontà che ha guidato la famiglia fin dal primo giorno di terapia insulinica.

Vivere con il diabete di tipo 1 sul campo da tennis

Gestire il diabete di tipo 1 mentre si disputa un match di quattro o cinque set richiede una disciplina quasi chirurgica. Zverev monitora costantemente la glicemia, si inietta l’insulina anche durante gli scambi prolungati e deve pianificare le pause per non compromettere la prestazione. Un episodio emblematico è avvenuto al Roland Garros 2023 quando gli organizzatori gli hanno chiesto di lasciare il campo per effettuare le iniezioni. Dopo una rapida discussione, è stato consentito di farlo direttamente in campo, sottolineando quanto ancora siano rari gli adeguamenti per atleti con patologie croniche.

L’incidente a Roland Garros 2023

Quell’episodio ha messo in luce la necessità di adeguare le regole sportive alle esigenze mediche. La decisione di permettere a Zverev di somministrarsi l’insulina in campo ha rappresentato una piccola, ma significativa, vittoria per tutti i diabetici sportivi, dimostrando che la malattia non deve essere un ostacolo alla competitività.

La Fondazione Zverev: dal campo alla solidarietà globale

Nel 2022, insieme alla famiglia, Zverev ha lanciato la Fondazione Zverev a Amburgo. L’obiettivo è chiaro: dimostrare che chi vive con il diabete di tipo 1 può raggiungere traguardi ambiziosi e, al contempo, aiutare chi ha meno risorse. La Fondazione finanzia l’accesso a insulina, strumenti di monitoraggio e cure specialistiche in paesi dove la gestione della malattia è critica.

Progetti in Congo e Nepal

Tra le iniziative più rilevanti, il sostegno all’ospedale evangelico di Vanga, in Congo, dove sono seguiti circa 400 bambini con diabete di tipo 1, e i programmi in Nepal che introducono la telemedicina e il monitoraggio continuo della glicemia. Dal 2022 ad oggi la raccolta ha superato il milione di euro, permettendo di assistere più di 1.150 giovani pazienti.

Il percorso di Zverev è diventato un modello per atleti giovani affetti da diabete. Giocatori come Patrick Zahraj hanno dichiarato di trovare in lui una fonte di ispirazione. Organizzazioni come Diabetes-Kids, la Società Italiana di Diabetologia (SID) e persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno lodato il suo impegno, evidenziando come la sua storia dimostri che il diabete non è un “soffitto di cristallo” ma una condizione gestibile.

Con la vittoria a New York, Zverev ha chiuso un ciclo di lavoro, sacrificio e perseveranza. Ha consacrato il trionfo a una madre che ha detto “Il diabete non ci definirà” e ha ricordato che ogni sudore versato in campo è stato il risultato di anni di combattimento. La sua esperienza dimostra che, con il supporto giusto, è possibile trasformare una diagnosi medica in una piattaforma di cambiamento sociale.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.