Le case della comunità stanno diventando un punto di riferimento per i servizi sanitari territoriali, ma il loro successo dipende dalla collaborazione tra diverse realtà. Da un lato, le associazioni stanno contribuendo attivamente alla loro implementazione, mentre dall’altro i medici di base esprimono preoccupazioni riguardo alle nuove normative. Questo articolo esplora entrambi i fronti, offrendo una panoramica completa sulle sfide e le opportunità di queste strutture.
Le case della comunità rappresentano un passo fondamentale verso una sanità più vicina ai cittadini. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla capacità di coinvolgere attivamente le associazioni e di rispondere alle esigenze dei medici di base. Vediamo come queste dinamiche si stanno sviluppando in diverse regioni d’Italia.
Il contributo delle associazioni alle case della comunità
Le associazioni stanno giocando un ruolo cruciale nel supportare le case della comunità, offrendo soluzioni innovative per rispondere ai bisogni sociosanitari. A Macerata, il Forum civico regionale una rete di venti associazioni del sociosanitario, ha organizzato un convegno per discutere il loro contributo. Il dottor Massimo Catarini ha introdotto il contesto legislativo, mentre il docente Silvio Minnetti ha moderato una sessione in cui diverse associazioni hanno presentato i loro progetti.
Tra i progetti presentati, spiccano iniziative per combattere la solitudine degli anziani, promuovere città amiche delle persone con demenza, sostenere i caregiver e migliorare l’accesso alla sanità. Questi progetti mirano a creare un modello di casa della comunità esportabile e funzionante, in collaborazione con l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro e altri rappresentanti istituzionali.
Progetti specifici e collaborazioni
Dino Ottaviani di Anteas ha presentato un progetto per contrastare la solitudine degli anziani, mentre l’avvocato Corneli di Afam Alzheimer ha discusso l’importanza di creare città amiche delle persone con demenza. Carlo Pantaleo del Tavolo di coordinamento per i caregiver ha evidenziato il ruolo cruciale del sostegno ai caregiver, e Paola Trivella, geriatra del Gris, ha parlato dell’accesso alla sanità per superare le disuguaglianze.
Questi progetti rappresentano solo una parte del contributo delle associazioni, che stanno lavorando attivamente per rendere le case della comunità un punto di riferimento per i servizi sanitari territoriali. La collaborazione tra associazioni e istituzioni è fondamentale per garantire che queste strutture rispondano ai bisogni reali dei cittadini.
Le proteste dei medici di base
Mentre le associazioni stanno contribuendo attivamente alle case della comunità, i medici di base esprimono preoccupazioni riguardo alle nuove normative. A Pioltello, i medici di famiglia hanno organizzato uno sciopero per protestare contro l’obbligo di prestare servizio nelle nuove strutture territoriali. La mobilitazione, prevista per il 15 settembre a Milano, coinvolge anche professionisti dell’Adda-Martesana.
L’accordo raggiunto a giugno da Sisac, Fimmg e Fmt prevede fino a sei ore settimanali di attività nelle case della comunità, con una remunerazione di 38,72 euro l’ora. Tuttavia, le sigle che non hanno sottoscritto l’intesa, come Smi, Snami e Libera Associazione Medicina Generale, contestano l’obbligatorietà della presenza e il rischio che quelle ore vengano sottratte al lavoro negli ambulatori.
Le critiche e le difese dell’accordo
Lo Snami contesta anche il ruolo delle aziende sanitarie nell’organizzazione delle attività e nella definizione delle ore necessarie. Lo Smi chiede che il lavoro nelle case della comunità sia considerato un’attività distinta e volontaria. La Fimmg, invece, difende l’accordo, definendolo un compromesso necessario per accompagnare la trasformazione dell’assistenza territoriale e consentire all’Italia di rispettare gli obiettivi legati ai finanziamenti del Pnrr destinati alle case della comunità.
I medici che hanno già iniziato a lavorare nelle strutture vengono pagati, ma non possono ancora prendere in carico pazienti che non siano loro assistiti per questioni assicurative e organizzative. Sul tavolo resta anche la mancanza di camici. Gli ambulatori medici temporanei continuano a garantire le prestazioni urgenti, ma senza la continuità assicurata da un dottore che conosca la storia clinica del malato.
La campagna di comunicazione in Veneto
In Veneto, la Regione ha lanciato una campagna di comunicazione per promuovere l’utilizzo delle case della comunità. La campagna, che utilizza tutti i principali strumenti di comunicazione, punta a informare i cittadini sui nuovi servizi sanitari territoriali e sulle corrette modalità di accesso alle cure. Il fulcro della campagna è rappresentato da tre spot video, realizzati con testimonial riconoscibili e pensati per raccontare in modo semplice e diretto il nuovo modello di sanità di prossimità.
I tre filmati vedono protagonisti il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa e l’artista Georgette Polizzi. Ogni spot racconta, dal proprio punto di vista, il significato delle case della comunità, le modalità di accesso e i servizi disponibili. La campagna mira a far conoscere e a promuovere l’uso corretto del 116117, il numero unico per le richieste di assistenza sanitaria non urgente, contribuendo così a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso.
Un altro elemento centrale è il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) la banca dati digitale che raccoglie le informazioni sanitarie del cittadino. La campagna è articolata in due fasi: la prima dedicata alla promozione della consapevolezza sull’esistenza e sulle funzioni delle case della comunità, e la seconda concentrata sulle informazioni di servizio, a partire dalla dislocazione delle strutture.
Prima della realizzazione della campagna, è stato commissionato un sondaggio sulla percezione della sanità territoriale da parte dei cittadini. Dall’analisi emerge un forte livello di fiducia nelle nuove strutture: il 67% degli intervistati utilizzerebbe una casa della comunità se presente nel proprio Comune, l’80% giudica positivamente la loro realizzazione e l’81% ritiene necessario investire nella sanità territoriale.
Le case della comunità rappresentano un passo fondamentale verso una sanità più vicina ai cittadini. Tuttavia, il loro successo dipende dalla capacità di coinvolgere attivamente le associazioni, rispondere alle esigenze dei medici di base e promuovere una comunicazione efficace. Solo attraverso una collaborazione stretta e una pianificazione accurata sarà possibile garantire che queste strutture rispondano ai bisogni reali dei cittadini.



