Nelle Case della comunità della provincia di Ravenna, un progetto innovativo sta cambiando il volto della salute mentale. Avviato nel 2020, il servizio di psicologia ha visto un aumento esponenziale di pazienti, raddoppiando in soli tre anni. Ma chi sono queste persone e quali sono le loro esigenze?
Il progetto, nato durante la pandemia con un’iniziativa sperimentale a Russi, è ora operativo in nove strutture. Gli psicologi lavorano a stretto contatto con i medici di base per intercettare il disagio prima che diventi una malattia. “Il nostro obiettivo è dare una risposta appropriata alle esigenze delle persone”, spiega Giuseppe Angelone, psicologo-psicoterapeuta della struttura semplice interdipartimentale di Psicologia della salute e di comunità di Ravenna.
Un servizio per tutti, ma soprattutto per gli over 50
La maggior parte dei pazienti ha più di 50 anni: il 34% ha tra i 50 e i 65 anni, il 26% è over 65. Due persone su tre sono donne, ma ci sono anche ragazzi. I motivi che portano le persone a rivolgersi al servizio sono vari: ansia, depressione, stress, difficoltà relazionali, famigliari e lavorative, patologie croniche o situazioni particolari.
“Pensiamo ai caregiver che possono manifestare insonnia e perdita di interesse”, aggiunge Angelone. “Ci sono anche difficoltà lavorative, situazioni traumatiche, lutti, perdita del lavoro: le difficoltà della vita.” Nel 2022, le persone seguite erano 211, nel 2025 sono passate a 423, tra cui 396 nuovi utenti.
La collaborazione tra medici e psicologi
Il rapporto con i medici di medicina generale è fondamentale. “Nelle Case della comunità si lavora in interdisciplina”, spiega Angelone. “Il medico conosce da tempo la persona e ha un osservatorio privilegiato per cogliere cambiamenti, segnali di disagio, bisogni.” Non si tratta di un semplice invio di un paziente, ma di una collaborazione in una rete che comprende anche infermieri, servizi sociali e consultori.
“La nostra funzione è orientare la persona prima che il disagio diventi una malattia”, continua Angelone. “Per questo motivo organizziamo anche iniziative rivolte alla cittadinanza in collaborazione con la sanità pubblica, gli enti locali e le associazioni. Nel 2025, un centinaio di persone hanno partecipato ai percorsi e alle iniziative di gruppo.”
Le Case della comunità: un modello di assistenza integrata
Le Case della comunità non sono solo un luogo dove trovare medici e infermieri. Qui lavorano insieme professionisti sanitari, sociali e amministrativi, con una squadra che si allarga in base ai bisogni della persona. Questo approccio è stato delineato dalle Linee di indirizzo Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, che hanno definito un modello di équipe multiprofessionale e multidisciplinare.
Il cuore dell’équipe è formato dal medico di base, dall’infermiere, dall’assistente sociale e dal supporto amministrativo. Ma non finisce qui. “Lo psicologo assume un ruolo più trasversale”, spiega Angelone. “Per il paziente significa poter affrontare, all’interno di un percorso integrato, anche i problemi psicologici che possono accompagnare una malattia cronica o una condizione di fragilità.”
Il modello è quello della “geometria variabile”: un nucleo stabile al quale si aggiungono le competenze necessarie in relazione ai problemi del paziente e alla popolazione servita. “L’obiettivo è non aspettare che il cittadino arrivi allo sportello, ma intercettare prima i bisogni, soprattutto quelli delle persone più fragili o difficili da raggiungere”, conclude Angelone.



