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5 Luglio 2026

Primo censimento sull’uso dell’intelligenza artificiale in psicologia: dati, preoccupazioni e formazione

Risultati di una prima indagine nazionale mostrano che oltre la metà degli psicologi usa strumenti di intelligenza artificiale per attività amministrative e di ricerca, mentre i pazienti sempre più si rivolgono a soluzioni digitali; emergono preoccupazioni etiche e forte domanda di formazione

Primo censimento sull'uso dell'intelligenza artificiale in psicologia: dati, preoccupazioni e formazione

Negli ambienti professionali della psicologia italiana l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente, ma l’adozione è selettiva e accompagnata da riflessioni etiche. Un’indagine condotta su un campione ampio di professionisti ha tracciato un quadro dettagliato sull’integrazione di strumenti digitali nelle pratiche quotidiane: dall’organizzazione documentale alla ricerca scientifica, fino alle questioni relative all’interazione con i pazienti che utilizzano app o chatbot per supporto emotivo. Questo risultato mette in luce una professione in trasformazione, che sperimenta benefici operativi ma resta cauta nell’uso clinico diretto.

Accanto ai numeri sull’impiego tecnologico emergono dubbi rilevanti sul rapporto tra tecnologia e relazione terapeutica. I dati rivelano infatti che molti psicologi temono una possibile illusione di cura offerta da strumenti automatizzati e una riduzione del contatto umano, elementi percepiti come fondamentali per processi come la psicodiagnostica e la terapia. Al tempo stesso, la disponibilità a formarsi è ampia, indicando che la strada scelta dai professionisti è quella della competenza piuttosto che del rifiuto.

Dati principali sull’adozione dell’IA e sulle attività più diffuse

L’indagine, realizzata su quasi seimila professionisti, ha mostrato che circa il 59% degli psicologi dichiara di utilizzare strumenti basati su IA nella propria attività. Tra gli impieghi più comuni si segnalano la gestione documentale il supporto alla ricerca scientifica e le procedure amministrative: ambiti dove gli algoritmi possono velocizzare processi ripetitivi e migliorare l’organizzazione. Viceversa, l’uso diretto dell’IA in contesti clinici, come la valutazione diagnostica o l’intervento terapeutico, rimane contenuto, a indicare una diffusa prudenza nel delegare decisioni cliniche a sistemi automatizzati.

Presenza dell’IA tra i pazienti e impatto sul lavoro clinico

Nel campione analizzato oltre la metà dei professionisti (circa il 55%) ha segnalato che i propri pazienti ricorrono a strumenti di IA per affrontare difficoltà emotive o relazionali. Questo fenomeno produce nuove complessità: informazioni ottenute da chatbot o app possono influenzare le aspettative dei pazienti e la gestione del percorso terapeutico. Gli psicologi riportano quindi la necessità di valutare criticamente questi strumenti e di integrare nel colloquio clinico verifiche sulle fonti e sui contenuti con cui i pazienti entrano in terapia.

Perplessità etiche, formazione e volontà di regole chiare

Tra i timori più diffusi emergono il rischio di una sostituzione della figura professionale (segnalato quasi dall’80% dei partecipanti), la diminuzione del contatto umano (intorno al 65%) e la possibilità che vengano diffuse informazioni errate (circa il 47%). Questi aspetti sottolineano come la preoccupazione centrale non sia l’innovazione in sé, ma le ricadute etiche e deontologiche associate a un uso non governato di tecnologie complesse. Per questo motivo la mancanza di formazione specifica viene indicata come uno dei principali ostacoli all’integrazione, insieme alle questioni normative.

Nonostante le riserve, l’approccio prevalente tra i professionisti è di curiosità piuttosto che di rifiuto: oltre il 75% ha manifestato interesse verso l’IA e l’86% si è dichiarato disponibile a partecipare a corsi di specializzazione. Questa domanda di aggiornamento è vista come elemento cruciale per accompagnare l’adozione tecnologica con competenze adeguate e per costruire un quadro di regole condivise che tuteli i diritti dei pazienti e preservi il valore dell’ascolto empatico.

Dichiarazioni istituzionali e prospettive di regolamentazione

Durante la presentazione dell’indagine, rappresentanti istituzionali e figure del mondo professionale hanno insistito sul fatto che l’IA possa essere utilizzata per potenziare i servizi, senza però sostituire la componente umana fondamentale nella cura psicologica. È stata auspicata la definizione di linee guida nazionali specifiche, con l’obiettivo di promuovere un’innovazione responsabile che tenga conto sia delle opportunità tecnologiche sia della complessità dell’essere umano. Per molti operatori, costruire competenze e regole chiare è la condizione per sfruttare benefici operativi senza compromettere l’etica della pratica clinica.

La forte richiesta di formazione e la spinta verso una regolamentazione nazionale indicano una strada che privilegia la responsabilità professionale e la tutela della relazione tra terapeuta e paziente.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.