In un’aula di tribunale di Torino, una vicenda giudiziaria ha preso una piega inaspettata. Un giovane studente di psicologia, che si dichiarava apertamente femminista, è stato condannato in appello per violenza sessuale su un’amica. La storia, iniziata con un’iniziale assoluzione, ha visto un ribaltamento delle sorti processuali, sollevando importanti questioni sul tema del consenso e della violenza di genere.
Una serata tra amici che finisce in tragedia
La vicenda risale al 25 settembre 2026, quando due studenti dello stesso corso di laurea, dopo una serata di festeggiamenti per la fine degli esami, si ritrovarono a casa dell’imputato. La ragazza, sentendosi male, si sdraiò sul letto dell’amico, ancora vestita. Fu in quel momento che l’uomo approfittò della situazione, toccandola in modo inappropriato mentre lei era incosciente.
La giovane, costituitasi parte civile e assistita dall’avvocata Raffaela Carena, ha raccontato di essersi risvegliata con i pantaloni sbottonati e le mani dell’amico sotto le mutande. Confusa e spaventata, inizialmente credeva si trattasse del suo fidanzato. L’imputato, difeso dall’avvocato Francesco Calabrese, ha ammesso i fatti ma ha sostenuto di aver interpretato male i segnali, fermandosi subito dopo le prime resistenze della ragazza e scusandosi più volte, anche via messaggio.
Un processo con due verdetti opposti
Il processo di primo grado, celebrato a marzo 2026, aveva visto l’assoluzione dell’imputato con la motivazione che il fatto non costituisse reato. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza, condannando il giovane a un anno e otto mesi di carcere. La pubblica ministera Delia Boschetto aveva parlato di un «maldestro approccio sessuale», sottolineando la gravità delle conseguenze psicologiche per la vittima.
La pm aveva richiesto una condanna a un anno e quattro mesi, ma la Corte d’Appello ha stabilito una pena più severa, riconoscendo la colpevolezza dell’imputato. La vicenda ha sollevato interrogativi sul ruolo dell’educazione al consenso e sulla coerenza tra le dichiarazioni di sensibilità verso i diritti delle donne e i comportamenti concreti.
Le conseguenze psicologiche e sociali
La vicenda ha avuto un impatto significativo sulla vita della vittima, che ha dovuto affrontare gravi conseguenze psicologiche. L’imputato, nonostante le sue dichiarazioni di vicinanza al femminismo, ha visto la sua reputazione e il suo futuro professionale compromessi. La sentenza della Corte d’Appello ha sottolineato l’importanza del rispetto del consenso in ogni circostanza, indipendentemente dalle dichiarazioni di principio.
Questo caso rappresenta un esempio emblematico delle complessità legate alla violenza sessuale e alla necessità di un’educazione continua sul tema del consenso. La storia di questi due giovani, un tempo amici, è un monito sulla responsabilità individuale e sull’importanza di un comportamento rispettoso e consapevole.



