Negli ultimi anni la salute mentale perinatale è tornata al centro del dibattito pubblico, spinta da dati preoccupanti e da tragici episodi che hanno messo in luce le lacune del sistema sanitario. La necessità di intervenire prima della nascita, sostenendo i genitori e soprattutto le madri, ha stimolato la realizzazione di progetti pilota in diverse regioni italiane. In questo contesto, la città di Bari ha intrapreso una strada innovativa, puntando su una genitorialità inclusiva capace di integrare accompagnamento pre- e post-nascita, formazione professionale e sostegno emotivo.
Il nuovo progetto, promosso da Mamme Contatto APS e cofinanziato dal Garante regionale dei Diritti del Minore, si chiama “Genitorialità Inclusiva – Protocollo pilota integrato di accompagnamento perinatale per la tutela del benessere del minore”. Nasce dall’idea che la protezione dei diritti dei bambini debba iniziare prima della loro nascita, ponendo al contempo al centro le esigenze dei genitori. Il programma si articola su tre direttrici fondamentali: formazione specialistica per gli operatori, accompagnamento intensivo a sei nuclei familiari e incontri divulgativi aperti alla cittadinanza.
Protocollo pilota di genitorialità inclusiva a Bari
Formazione per gli operatori sanitari e sociali
La prima fase del progetto prevede corsi di aggiornamento rivolti a medici, ostetriche, infermieri e operatori di rete. I contenuti, curati da esperti, includono l’uso di un linguaggio inclusivo tecniche di accoglienza non stigmatizzante e strategie per la gestione dello stress perinatale. L’obiettivo è creare un ambiente professionale capace di riconoscere e intervenire tempestivamente su segnali di disagio, riducendo così il divario tra identificazione del rischio e presa in carico effettiva.
Supporto diretto alle famiglie in attesa o con neonati
Parallelamente, sei nuclei familiari selezionati – in gravidanza o con bambini fino a tre mesi – ricevono un percorso personalizzato di sei settimane. Le attività comprendono colloqui individuali, assistenza pratica su allattamento e baby-wearing nonché monitoraggio costante dello stress genitoriale. Il team multidisciplinare, che include l’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale San Paolo, opera in stretta collaborazione con associazioni del territorio (Opera Sana ETS, Voglia di Bene) e con la Rete Civica Urbana del Municipio II di Bari.
Burnout materno: sintomi, cause e come chiedere aiuto
Il burnout materno è una condizione di esaurimento psicofisico che si manifesta soprattutto nei primi mesi di vita del neonato. Si differenzia dal più noto “baby blues” e dalla depressione post-partum per la persistenza dei sintomi: stanchezza cronica, irritabilità, senso di colpa e intolleranza verso le esigenze del bambino. Tra le cause più comuni figurano la mancanza di riposo, le difficoltà organizzative, il carico mentale eccessivo e l’isolamento sociale. Quando questi fattori si combinano, la madre può sentirsi sopraffatta, compromettendo il legame affettivo con il neonato.
Riconoscere il burnout è fondamentale per evitare che degeneri in forme più gravi di disagio. Gli esperti consigliano di rivolgersi senza indugio a figure professionali di fiducia – ginecologo, ostetrica, psicologo o il servizio di supporto dei corsi pre-parto – e di comunicare apertamente con il partner e i familiari. Strategie pratiche includono la riduzione delle auto-imposizioni, la delega di compiti domestici e la ricerca di momenti di pausa per sé. Anche piccoli cambiamenti, come accettare di preparare un pasto semplice o di non insistere su una casa impeccabile, possono alleggerire il carico emotivo.
Situazione nazionale della salute mentale perinatale
Il drammatico caso di Catanzaro, avvenuto il 22 aprile 2026, ha riportato alla luce la carenza di una rete capillare per la salute mentale delle madri. In quella tragedia, una donna ha compiuto un gesto estremo, segnando la morte di tre bambini e lasciando una sorella gravemente ferita. Le indagini hanno mostrato che, nonostante gli avvertimenti del parroco locale, la famiglia non aveva avuto accesso a un percorso di supporto immediato. In tutta Italia, il Network perinatale dell’ISS copre soltanto 8 regioni su 20: tra novembre 2021 e novembre 2022 sono state scremate 4.884 donne, con il 24,5 % a rischio depressione e il 15,4 % a rischio ansia.
Il divario tra identificazione del rischio e intervento risulta allarmante: solo il 3,3 % delle donne a rischio ha ricevuto una proposta di psicoterapia e lo 0,4 % un trattamento farmacologico. Il Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030, pur stanziando risorse crescenti, non fissia obiettivi quantitativi vincolanti per la copertura dello screening a livello regionale. Proposte legislative, come il disegno di legge “Non sei sola” presentato a luglio 2026, puntano a una rete territoriale integrata fra consultori, dipartimenti di salute mentale, pediatri e servizi sociali, al fine di garantire un percorso di assistenza subito dopo il primo “campanello”.



