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29 Ottobre 2026

Come i social ridefiniscono cibo, corpo e fashion

Tra diete fanatiche, pillole miracolose e modelle più mature: il panorama di salute e bellezza che sta trasformando la cultura.

Come i social ridefiniscono cibo, corpo e fashion

Negli ultimi anni il cibo ha assunto un ruolo ben più complesso di semplice nutrimento. Da un lato, le diete ossessive trasformano l’alimentazione in una guerra personale, alimentata da immagini perfette e da un continuo confronto su piattaforme social. Dall’altro, il fenomeno del food porn eleva la presentazione visiva del piatto a un’esibizione di status, dove ogni scatto plongé è studiato per suscitare ammirazione o invidia. Entrambi gli approcci convergono in un valore simbolico del cibo che supera la sua funzione primaria, rendendolo strumento di naricismo e di verifica esterna.

Diete estreme e food porn: il valore simbolico del cibo

Il desiderio di apparire sempre più magri è stato tradotto in numeri concreti. Un rapporto di Vogue Business, basato su 180 sfilate autunno-inverno 2025/26, ha rivelato che solo lo 0,7% delle modelle era plus-size, con una distribuzione delle taglie “2-2-1-1” (S, M, L, XL) che ha quasi eliminato le taglie oltre la 44. Parallelamente, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia) ha registrato nel 2025 tre milioni di casi di disturbi alimentari tra i giovani, un dato allarmante se confrontato con i 300 000 casi di sopraffattore nei primi due millenni. Uno studio condotto nel 2026 dalla Fondazione The Bridge e Terres des Hommes ha mostrato che un adolescente su quattro associa la parola «magro» alla bellezza, il 20,5 % collega il cibo a emozioni come ansia o paura, e la metà conosce coetanei che ricorrono a integratori o sostanze per accelerare il dimagrimento.

Dati epidemiologici e impatto sui giovani

Le statistiche non mentono: la pressione sui social media, amplificata da filtri sempre più sofisticati, ha una correlazione diretta con un peggioramento del benessere psicologico. Il Bambino Gesù di Roma ha segnalato un aumento del 60 % di diagnosi di disturbi alimentari dal 2019 a oggi, rendendo questi disturbi la seconda causa di mortalità tra le giovani donne, superata solo dagli incidenti stradali, con una soglia di età che è scesa dagli otto ai dieci anni. Questi numeri evidenziano come il cibo, una volta elemento di convivialità, sia stato ridotto a strumento di giudizio e a oggetto di auto-valutazione costante.

Ozempic e integratori: farmaci in fuga e mercato in espansione

Il semaglutide, commercializzato come Ozempic, è stato approvato dall’AIFA per il diabete di tipo 2, ma il suo utilizzo off-label nella perdita di peso è esploso negli ultimi due anni. Molti medici privati, sotto pressione dei pazienti, hanno iniziato a prescriverlo a soggetti non diabetici, generando un danno economico di tre milioni di euro per lo Stato in Portogallo e una serie di casi di frode in Italia: a Frusinate una donna ha accumulato dodici confezioni di Ozempic tramite ricette rubate, mentre in Trentino cinque individui hanno falsificato ricette per un valore complessivo di 11 000 euro.

Frodi, prescrizioni false e mercato degli integratori

Il settore degli integratori alimentari ha superato i 5,4 miliardi di euro nel 2026, spinto da campagne di marketing post-COVID e dalla ricerca di scorciatoie alle diete tradizionali. Tuttavia, la maggior parte di questi prodotti non è soggetta a valutazioni cliniche rigide: la notifica al Ministero della salute non implica né un’autorizzazione preventiva né una verifica di efficacia. Nel 2026 il Ministero ha bloccato più di cento siti che promuovevano integratori con claim terapeutici illegittimi. Gli esperti chiedono studi clinici su larga scala e controlli più severi delle materie prime per evitare effetti collaterali a lungo termine.

Moda oltre la giovane bellezza: il nuovo volto delle passerelle

Le sfilate stanno gradualmente abbandonando il canone della giovane magrezza. Modelli veterani come Eva Herzigova (53) e Christy Turlington (57) stanno ritorando sulle passerelle, accanto a volti più recenti come Stephanie Cavalli (50) o la regina del cinema Helen Mirren, scelta da Stella McCartney. Il fotografo Ming Smith, a settant’anni, ha lavorato per Carolina Herrera nel maggio scorso. Un report di Tagwalk ha mostrato che, durante le fashion week di quest’estate, la maggior parte dei brand ha presentato modelle sopra i trent’anni, un’età che qualche decennio fa era considerata fuori dal mercato della moda.

Consumo di lusso e percezione dell’età

Secondo Farfetch, il 70 % degli acquirenti oltre i 55 anni vede lo shopping di lusso come un “gesto emotivo”, mentre il 40 % dei trentenni lo interpreta come un “investimento da ponderare”. Questa diversificazione dimostra che l’industria sta puntando su un pubblico più maturo, con potere d’acquisto più stabile, piuttosto che creare un nuovo trend. Il risultato è una maggiore inclusività apparente, ma anche una commercializzazione ancora più mirata di un ideale di benessere corporale che, in molte realtà, resta un prodotto da vendere.

L’intersezione tra diete estreme, pillole dimagranti e una moda sempre più attenta all’età evidenzia un fenomeno culturale: il corpo è diventato un oggetto di spettacolo, soggetto a continue valutazioni e a un mercato onnivoro che crea nuove nicchie di presunto benessere. Il risultato è una società che, pur predicando body positivity, alimenta al contempo un’economia basata su insicurezze, prodotti farmaceutici e immagini perfette, trasformando il cibo e il corpo in armi di autovalutazione più che in fonti di salute reale.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.