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15 Agosto 2026

Divieto social per under 16: Meta rimuove 750.000 account in Australia

Meta ha chiuso 750.000 account sospettati di appartenere a minori australiani sotto i 16 anni. Scopri se il divieto sta funzionando.

Divieto social per under 16: Meta rimuove 750.000 account in Australia

In un mondo sempre più connesso, la questione dell’accesso ai social network da parte dei minori è diventata una priorità globale. L’Australia ha fatto da apripista con una legge rivoluzionaria che vieta l’accesso ai social media ai ragazzi sotto i 16 anni. Meta, il colosso di Mark Zuckerberg, ha recentemente annunciato la chiusura di 750.000 account sospettati di appartenere a minori australiani, sollevando un dibattito acceso sull’efficacia di tale misura.

La decisione di Meta segue il raddoppio delle multe contro le grandi aziende tecnologiche, portate da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani. La ministra delle Comunicazioni, Anika Wells, ha criticato apertamente le piattaforme per non aver rispettato gli obblighi di legge. Ma quanto è efficace davvero questo divieto?

I numeri del divieto: tra rimozioni e aggiramenti

Secondo i dati del governo australiano, oltre 5 milioni di account sono stati rimossi, disattivati o limitati da quando è entrata in vigore la legge il 10 dicembre 2026. Di questi, 462.000 sono account Instagram e 294.000 Facebook. Tuttavia, i critici del divieto sottolineano che l’85% dei minori riesce comunque ad aggirare le restrizioni, utilizzando strategie come false autodichiarazioni o selfie con baffi finti.

Antonio Affinita, direttore generale del Moige, sostiene che i risultati sono positivi. ‘I dati mostrano che è possibile governare il sistema’, afferma. ‘È solo una questione di volontà e valori etici nei confronti dei minori.’ Tuttavia, la discussione rimane aperta su come migliorare i controlli per rendere il divieto ancora più efficace.

Il dibattito globale: salute pubblica o libertà digitale?

Il dibattito sull’accesso ai social media da parte dei minori è polarizzato. Da un lato, ci sono coloro che vedono i social network come una minaccia alla salute pubblica, paragonandoli a sostanze tossiche come alcool e tabacco. Dall’altro, ci sono quelli che credono che insegnare ai giovani a utilizzare le piattaforme in modo responsabile sia la soluzione migliore.

Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, ha paragonato il divieto a una strategia preventiva che, in pochi mesi, ha portato un terzo dei minori a smettere di usare i social. ‘Considerereste quell’intervento clamorosamente vantaggioso o un fallimento?’, si chiede Pellai, sottolineando l’importanza di proteggere i giovani dai rischi online.

Le sfide tecnologiche e le soluzioni future

Meta ha descritto l’identificazione dell’età come un processo continuo, che combina l’intelligenza artificiale con la revisione automatica delle segnalazioni. Tuttavia, la sfida rimane quella di distinguere un controllo realmente efficace da una semplice autocertificazione facilmente eludibile. La proposta di Meta è l’introduzione di un segnale d’età unico e verificabile a livello di sistema operativo o app store, per semplificare il processo di verifica.

Mentre l’Australia continua a fare da apripista, altri governi stanno considerando misure simili. In Italia, il ddl 1136 è arenato in Parlamento, nonostante il sostegno di tutti i partiti. La questione rimane aperta: come bilanciare la protezione dei minori con il diritto alla libertà digitale?

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.