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2 Luglio 2026

Pirandello e la psicologia dell’identità: lezioni da Il fu Mattia Pascal

Un viaggio attraverso il capolavoro di Pirandello per comprendere la psicologia dell'identità e dell'autostima, con spunti per studenti e genitori

Pirandello e la psicologia dell'identità: lezioni da Il fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello è molto più di un semplice romanzo. Pubblicato nel 1904, questo capolavoro rappresenta un profondo viaggio nei meandri della mente umana, affrontando temi ancora oggi centrali nel mondo della scuola e dell’orientamento giovanile.

Attraverso le vicende del protagonista, Mattia Pascal, esploreremo il delicato tema del sentirsi invisibili in psicologia, il legame tra Pirandello, l’autostima e la costruzione dell’identità, e comprenderemo quanto il bisogno di apprezzamento sia vitale per non smarrirsi.

La crisi dell’identità in Mattia Pascal

Mattia Pascal, un uomo oppresso da una vita familiare e lavorativa insoddisfacente, approfitta di un falso riconoscimento del proprio cadavere per fuggire e ricominciare sotto una nuova identità, quella di Adriano Meis. Questo gesto simbolico rappresenta la crisi dell’uomo moderno che cerca di sfuggire alle etichette e alle aspettative sociali.

Pirandello ci mostra che l’identità non è un dato di fatto immutabile, ma una costruzione sociale. Senza i legami, per quanto gravosi possano essere, l’individuo rischia di dissolversi. La lezione per gli studenti è chiara: fuggire dai propri problemi o cambiare drasticamente ambiente senza un reale lavoro interiore non porta alla felicità, ma solo a una diversa forma di prigionia.

L’invisibilità sociale e il suo impatto

Uno dei temi più attuali che emerge dalla lettura del romanzo è quello del sentirsi invisibili. Mattia Pascal, nella sua prima vita, si sente annullato, privato del suo ruolo e della sua dignità. Ma è nella sua seconda vita, nei panni di Adriano Meis, che sperimenta la vera invisibilità sociale.

Adriano Meis, privo di documenti e di un’identità riconosciuta, non può fare nulla. Non può denunciare un furto, non può comprare una casa, non può sposare la donna che ama. È un fantasma che cammina tra i vivi. Questo monito ci ricorda che l’isolamento volontario o l’alienazione dal gruppo portano a una dolorosa cancellazione del sé.

Autostima e costruzione di un’identità autentica

Esiste un legame profondo tra Pirandello, l’autostima e la crescita personale. L’autostima non si costruisce nell’isolamento, ma nel confronto con gli altri. Adriano Meis fallisce miseramente perché la sua nuova autostima è basata su una menzogna, su una totale mancanza di radici storiche e affettive.

Per Pirandello, la società ci impone delle maschere (il ruolo di marito, di impiegato, di studente). La vera sfida non è distruggere tutte le maschere rimanendo nessuno ma imparare a gestire la propria complessità interiore. L’autostima fiorisce quando accettiamo la nostra storia e impariamo a valorizzare i nostri punti di forza, accettando le nostre fragilità senza dover fingere di essere qualcun altro.

La rinascita personale passa per la consapevolezza. Quando Mattia Pascal decide di fingere il suicidio di Adriano Meis per tornare a essere sé stesso, compie un passo fondamentale: sceglie di riappropriarsi della sua verità, per quanto amara e grottesca essa sia diventata.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.