La psicologia riveste oggi un ruolo sempre più centrale nelle politiche di salute pubblica e nelle pratiche territoriali. Negli ultimi giorni si sono succeduti tre fatti concreti che configurano un panorama composito: la proroga della sperimentazione della psicologia di base in Puglia fino al 31 dicembre, l’approvazione da parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) di un progetto denominato PRIMA il 5 giugno 2026 e la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto 70mila firme per istituire un servizio pubblico di psicologia gratuito.
Proroga in Puglia: continuità dell’offerta e tutela dei percorsi avviati
La Regione Puglia, con una nota del Dipartimento Promozione della Salute e del Benessere Animale firmata il 4 giugno, ha disposto la prosecuzione della fase sperimentale del Servizio di Psicologia di Base fino al 31 dicembre. Questa decisione consente la continuità contrattuale dei professionisti già impiegati nei Distretti Socio Sanitari delle ASL regionali, evitando interruzioni nei percorsi terapeutici. Il presidente dell’Ordine regionale ha interpretato la proroga come un risultato rilevante per la sanità territorialecapace di intercettare bisogni diffusi e di alleggerire la pressione sui servizi specialistici.
La scelta pugliese si inserisce in un quadro di sperimentazioni regionali in cui il modello di prossimità assume caratteristiche operative concrete: accesso diretto, interventi di prevenzione e presa in carico precoce. La proroga è accompagnata dall’annuncio dell’istituzione di un Osservatorio regionale per definire l’armonizzazione organizzativa, le liste d’attesa e gli aspetti contrattuali, con l’obiettivo dichiarato di consolidare il servizio all’interno del Servizio Sanitario Regionale.
Il voto del CNOP del 5 giugno 2026 e le criticità procedurali
Il 5 giugno 2026 il CNOP ha approvato a maggioranza il progetto denominato PRIMA (Prima la persona, Prima la prevenzione, Prima l’ascolto) per una possibile contrattualizzazione della psicologia di assistenza primaria. Tuttavia, la modalità con cui il documento è stato portato in Consiglio ha suscitato forti perplessità: la convocazione straordinaria è arrivata con poco preavviso, il documento era stato elaborato nel mese di maggio ma distribuito ai consiglieri in prossimità del ponte del 2 giugno e il tavolo tecnico che avrebbe dovuto istruire la materia non è stato consultato.
Queste lacune di metodo hanno alimentato critiche sulla legittimità del processo decisionale, mettendo in dubbio la solidità di una proposta che riguarda l’organizzazione di un servizio destinato a milioni di cittadini e a migliaia di professionisti. Gli oppositori sottolineano che un tema di tale portata richiede un’istruttoria partecipata e il contributo delle competenze tecniche interne all’Ordine.
Tre scenari tecnici e il rischio di esclusione professionale
Il progetto PRIMA descrive tre possibili scenari per l’attuazione della psicologia di assistenza primaria. Lo Scenario A prevede il reclutamento di psicologi psicoterapeuti come specialisti ambulatoriali convenzionati con tariffa oraria ACN, richiedendo la specializzazione in psicoterapia. Lo Scenario Bsostenuto da una parte della professione, immagina un servizio autonomo con un ACN dedicato, aperto a tutti gli psicologi senza il vincolo della specializzazione psicoterapeutica. Lo Scenario C propone l’inquadramento tramite concorso pubblico come dirigenti sanitari.
Il punto di scontro è che gli scenari A e C rischiano di ricondurre l’assistenza primaria a contenitori specialistici già esistenti, introducendo barriere di accesso incompatibili con il carattere di prossimità e prevenzione che dovrebbe contraddistinguere il servizio. Critici evidenziano che tali soluzioni creerebbero una condizione contraddittoria: definire un livello primario con strumenti della specialistica.
Campagna civile per un servizio pubblico gratuito e il contesto nazionale
Parallelamente alle dinamiche istituzionali si muovono iniziative civiche: una campagna di raccolta firme ha ottenuto 70mila sottoscrizioni per chiedere l’istituzione di un servizio pubblico di psicologia gratuito e territoriale. La proposta insiste sulla necessità di portare le prestazioni direttamente nei contesti di vita quotidiana — nelle classi scolastiche, negli spazi di lavoro — anziché creare sportelli esterni disgiunti dalle realtà dove le persone vivono e interagiscono.
Questa visione si collega ai modelli regionali già esistenti — dalla Campania all’Emilia-Romagna, dal Piemonte alla Toscana, fino a Sicilia e Sardegna — che hanno sperimentato forme diverse di integrazione degli psicologi nelle strutture territoriali. Per molti operatori l’obiettivo finale resta una legge nazionale e un accordo collettivo autonomo che definisca un percorso contrattuale coerente con la missione della prevenzione e senza requisiti di accesso che escludano la maggioranza dei professionisti interessati.
Il confronto tra istituzioni regionali, Ordine professionale e società civile rimane aperto e denso di implicazioni pratiche: dalle modalità contrattuali alla tutela dei percorsi già avviati, dalla definizione dei profili professionali all’accessibilità per i cittadini. Negli sviluppi futuri saranno cruciali trasparenza procedurale, confronto tecnico e scelte che salvaguardino il carattere di prossimità e prevenzione della psicologia di assistenza primaria.



