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16 Giugno 2026

Psicologi nelle negoziazioni iraniane: così si modula la comunicazione con Trump

La diplomazia iraniana avrebbe integrato psicologi nel team negoziale per modellare le comunicazioni rivolte a Donald Trump, trattandolo «come un paziente». L'approccio avrebbe favorito progressi, ma controversie su nucleare, sanzioni e accesso ai beni congelati restano sul tavolo.

Psicologi nelle negoziazioni iraniane: così si modula la comunicazione con Trump

Negli ultimi round negoziali tra Stati Uniti e Iran, la delegazione di Teheran avrebbe adottato una strategia inconsueta: inserire nel team diplomatico psicologi professionisti incaricati di verificare e approvare i messaggi destinati al presidente degli Stati Uniti. Questa scelta nasce dalla valutazione, contenuta nei profili elaborati dalla squadra iraniana, che lo stile cognitivo e comportamentale del capo della Casa Bianca richieda una gestione comunicativa calibrata come se si trattasse di un caso clinico.

Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni pubbliche, la procedura prevederebbe che ogni testo, tono e passo negoziale rivolto a Donald Trump passi prima attraverso una valutazione psicologica: solo dopo il via libera degli esperti il messaggio raggiungerebbe i mediatori e, infine, la controparte americana. I negoziatori iraniani avrebbero descritto il metodo con un’espressione netta: «come se avessimo a che fare con un paziente». I risultati sarebbero stati concreti, con avanzamenti nei colloqui segnalati nelle fasi successive.

Valutazioni sullo stato fisico e mentale del presidente e impatto sulla strategia

La decisione di creare profili psicologici prende forma in un contesto in cui la salute fisica e il comportamento pubblico del presidente sono stati oggetto di attenzione: episodi come sonnellini durante riunioni, lividi alle mani, caviglie gonfie e un eritema al collo sono stati osservati e commentati dai media. La Casa Bianca ha fornito spiegazioni parziali su alcuni segnali visibili, ma non ha chiarito integralmente tutti i dettagli. In una negoziazione ad alto rischio, la percezione dello stato psicofisico dell’avversario può diventare una variabile strategica: Teheran avrebbe quindi investito risorse per trasformare quell’informazione in uno strumento pratico di comunicazione.

Come vengono applicati i profili psicologici

Nel modello adottato dalla delegazione iraniana, il profilo psicologico non è soltanto una valutazione sintetica: include indicazioni precise su linguaggio, lunghezza dei messaggi, punti di pressione emotiva e possibili reazioni impulsive. Gli psicologi avrebbero il compito di ridurre gli elementi di escalation e di proporre formulazioni che massimizzino la ricezione favorevole di contenuti complessi, come concessioni tecniche o formule di disimpegno verbale che evitino fratture irrevocabili nel dialogo.

Stato dei negoziati: punti di accordo e dissenso concreti

I progressi attribuiti all’approccio comunicativo convivono con divergenze sostanziali sui contenuti dell’intesa. Da una parte, l’Amministrazione americana ha posto condizioni che richiedono lo smantellamento di parti significative del programma nucleare iraniano e misure aggiuntive nell’area del controllo dello Stretto di Hormuz prima di pensare a un alleggerimento delle sanzioni. Dall’altra, le controparti iraniane insistono per mantenere capacità di arricchimento dell’uranio sotto certe garanzie e chiedono lo sblocco di beni finanziari congelati come elemento non negoziabile.

Negli scambi pubblici e nelle bozze trapelate si leggono interpretazioni divergenti delle stesse clausole: Washington parla di condizioni stringenti per garantire la non proliferazione; Teheran mostra elasticità su alcuni aspetti tecnici ma non accetta impose che compromettano del tutto il suo programma civile. Questa distanza ha reso necessaria una comunicazione estremamente misurata, in cui la psicologia viene usata come strumento per evitare reazioni di rottura immediate.

Il calendario e le probabilità di chiusura

Fonti coinvolte nel processo negoziale hanno indicato una probabilità elevata, stimata intorno all’80-85%, che un accordo possa essere formalizzato in tempi brevi. Tuttavia, le stesse fonti sottolineano che permangono nodi politici e tecnici: il bisogno di entrambe le parti di potersi presentare come vincitrici, la gestione di opinioni interne conflittuali e la necessità di tradurre un’intesa di principio in atti verificabili mantengono il quadro incerto. Nei giorni immediatamente precedenti, alcune operazioni militari pianificate sono state sospese in attesa degli sviluppi diplomatici, segnalando quanto gli annunci pubblici influiscano sulle scelte operative.

In definitiva, l’uso di psicologi nella diplomazia iraniana rappresenta una scelta tattica che mira a trasformare la comunicazione in un fattore di vantaggio nei negoziati con gli Stati Uniti. Mentre i colloqui proseguono, rimane da capire quanto questo tipo di approccio possa incidere sul merito delle decisioni e sulla capacità di tradurre progressi verbali in impegni concreti e verificabili.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.