Il dibattito sull’imputabilità dei minori a partire dai 14 anni ha riacceso i riflettori su un tema complesso: quanto il cervello di un adolescente è realmente in grado di comprendere le conseguenze delle proprie azioni? La recente modifica legislativa, che presume la capacità di intendere e di volere tra i 14 e i 18 anni, salvo prova contraria, ha suscitato numerose reazioni nel mondo scientifico e giuridico.
Da un lato, c’è chi sostiene che questa modifica sia necessaria per educare i giovani alla responsabilità. Dall’altro, esperti come il neuropsichiatra infantile Ugo Sabatello mettono in guardia contro una semplificazione che potrebbe ignorare le reali capacità cognitive degli adolescenti.
Lo sviluppo cerebrale degli adolescenti
La letteratura scientifica è chiara: le competenze di discernimento e autoregolazione maturano ben oltre i 18 anni. Secondo Sabatello, l’immaturità tra i 14 e i 18 anni è la norma biologica, non l’eccezione da dimostrare in tribunale. Questo significa che, sebbene un adolescente possa sapere che rubare è sbagliato, potrebbe non avere gli stessi strumenti di un adulto per controllare gli impulsi o immaginare le conseguenze delle proprie azioni.
Questa immaturità neurologica è spesso sfruttata dalla criminalità organizzata, che vede nei giovani un bersaglio facile. La questione diventa ancora più complessa se consideriamo il ruolo dei social media, che amplificano la ricerca di riconoscimento e la sensazione di invulnerabilità tipica dell’adolescenza.
Le criticità del sistema penale minorile
Un altro aspetto cruciale del dibattito riguarda le condizioni degli Istituti penali per i minorenni (Ipm). Dopo il decreto Caivano, le presenze sono aumentate di circa il 50%, portando al primo sovraffollamento strutturale del sistema. Negli Ipm di Milano Beccaria, Roma e L’Aquila si registrano episodi di rivolte, aggressioni, incendi e autolesionismo, oltre a carenze di personale.
Sabatello solleva una domanda fondamentale: prima di stabilire se un quattordicenne debba rispondere come un adulto, sarebbe più onesto chiedersi se lo Stato sia oggi in grado di custodirlo senza che il carcere diventi esso stesso una fonte di danno. Questo solleva dubbi sulla capacità del sistema di gestire adeguatamente i minori imputabili.
Prevenzione e interventi educativi
Per affrontare il problema in modo efficace, è necessario un approccio che vada oltre la semplice punizione. La prevenzione, il sostegno alle famiglie, la presenza di psicologi nelle scuole e i percorsi di giustizia riparativa sono elementi fondamentali., psicologo e psicoterapeuta, punire un ragazzo è relativamente semplice. Aiutarlo a comprendere ciò che ha fatto, senza permettere che quell’errore diventi la sua identità, lo è molto meno.
La sicurezza di una società si misura non solo da quanti ragazzi riesce a portare davanti a un giudice, ma da quanti riesce a raggiungere un attimo prima. Investire in educazione e sostegno psicologico può fare la differenza, prevenendo comportamenti devianti e offrendo ai giovani strumenti per affrontare le sfide dell’adolescenza.



