La recente scossa sismica che ha colpito l’area dei Campi Flegrei ha lasciato un segno profondo non solo sul territorio, ma anche nelle menti delle persone. Oltre ai danni materiali, l’evento ha innescato una crisi emotiva che richiede un intervento mirato. Gli psicologi della Campania sono scesi in campo per offrire sostegno a chi si sente vulnerabile e insicuro.
Il fenomeno del bradisismo e le scosse sismiche ripetute hanno creato un clima di insicurezza che va ben oltre la paura del momento. La sensazione di non avere un luogo sicuro Dove tornare è un trauma che può lasciare tracce profonde nel tempo.
Il trauma psicologico del terremoto
Il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, Armando Cozzuto, ha spiegato che “quando la terra trema, vacilla quella sensazione profonda di avere un luogo sicuro nel quale poter tornare, sentirsi protetti e ritrovare stabilità”. La paura e l’incertezza possono accompagnare le persone anche nel medio e lungo termine, rendendo necessario un intervento psicologico tempestivo.
Il Gruppo di lavoro sulla psicologia dell’emergenza sta monitorando la situazione per offrire supporto sia nell’immediato che nelle fasi successive. “Un terremoto non finisce quando termina l’evento sismico” ha sottolineato Cozzuto, evidenziando l’importanza di affrontare le conseguenze psicologiche con gli strumenti adeguati.
Le iniziative di supporto psicologico
L’Ordine degli Psicologi della Campania ha attivato un piano di intervento che coinvolge i referenti delle principali associazioni di volontariato di Psicologia dell’emergenza, i rappresentanti delle aziende sanitarie e le istituzioni competenti. Tra queste, l’associazione Emdr Italia sta collaborando per offrire supporto alla popolazione.
“Abbiamo già avuto interlocuzioni con le istituzioni regionali, manifestando la piena disponibilità dell’Ordine e della nostra comunità professionale a offrire supporto” ha aggiunto Cozzuto. Il monitoraggio dei bisogni psicologici della popolazione è in corso per garantire interventi mirati e tempestivi.
Le storie di resilienza
Tra le storie di resilienza spicca quella di Santina Cerasuolo, una 76enne di Pozzuoli che ha deciso di restare nella sua casa nonostante la paura. “Ho paura, mi costa davvero tanto rimanere qui ad aspettare. Questa volta ho capito che può peggiorare. Ma resto. Mai via di qui” ha dichiarato.
Santina vive in una villa affacciata sul golfo, vicinissima alla solfatara chiusa dopo la tragedia del 2017. Nonostante i danni alla sua casa, come l’intonaco sbriciolato, ha deciso di non abbandonare la sua abitazione. “Il pensiero di andare via è talmente più doloroso delle notti di paura. Morirei, al pensiero di abbandonare la mia casa” ha affermato con determinazione.
La sua storia è un esempio di come la paura possa convivere con un forte senso di appartenenza e resilienza. Nonostante le scosse ripetute e il silenzio mortale che segue ogni terremoto, Santina continua a vivere nella sua casa, trovando conforto nella preghiera e nel supporto della sua famiglia.
Il terremoto ai Campi Flegrei ha lasciato un segno profondo, ma le iniziative degli psicologi e le storie di resilienza come quella di Santina mostrano che è possibile affrontare la paura e ritrovare un senso di sicurezza.



