La psicologia, spesso vista come una disciplina neutrale, ha un ruolo sempre più centrale nella società contemporanea. Tuttavia, il suo impatto sulla salute mentale e sul benessere sociale è oggetto di dibattito. Questo articolo esplora come la psicologia ridefinisce il concetto di salute mentale e il suo ruolo nel controllo sociale.
Negli ultimi anni, la psicologia ha guadagnato sempre più spazio nei servizi di salute mentale, ma il suo ruolo non è privo di contraddizioni. Da un lato, la crescente disponibilità di servizi psicologici è accolta come un miglioramento sociale, ma dall’altro, la psicologia ha ridefinito il significato di salute mentale, estendendone i confini al di là dei servizi psichiatrici tradizionali.
La psicologia e la ridefinizione della salute mentale
La psicologia ha ampliato il campo di intervento della salute mentale, includendo non solo le malattie mentali gravi, ma anche la sofferenza psicologica più diffusa. Questo cambiamento ha portato a una maggiore consapevolezza dei problemi di salute mentale, ma ha anche sollevato domande sul ruolo della psicologia nella società.
Secondo Robert Castel, le terapie psicologiche non sono sostanzialmente diverse da quelle utilizzate dalla psichiatria. In Lo psicanalismo Castel descrive come la psicologia e la psichiatria abbiano ampliato il campo di intervento, dai folli ai sofferenti e come questo processo abbia trasformato le forme di dominio, rendendole più accettabili socialmente.
La psicologia, come la psichiatria, opera all’interno di un contesto sociale e politico. Entrambe le discipline condividono una funzione politica di conservazione dell’ordine sociale e delle sue contraddizioni. Tuttavia, la psicologia ha un approccio diverso, focalizzandosi sull’individuo e sulla sua interiorità, piuttosto che sulle condizioni sociali che generano la sofferenza.
La psicologia e il controllo sociale
La psicologia ha un ruolo ambivalente nella società. Da un lato, offre strumenti per comprendere e affrontare la sofferenza psicologica, ma dall’altro, contribuisce a naturalizzare e individualizzare la sofferenza, rendendola un problema privato piuttosto che sociale.
Secondo Nikolas Rose, le discipline psi hanno progressivamente colonizzato la soggettività, diventando un dispositivo per il governo dell’anima. Questo processo ha prodotto individui che si governano attraverso categorie psicologiche e interiorizzano come problema personale ciò che è prodotto dall’interazione con condizioni sociali e strutturali.
La psicologia, Questo meccanismo è strettamente legato alla formazione universitaria e specialistica degli psicologi, che privilegia l’individuo e la sua psiche, trascurando i saperi che mettono al centro le condizioni sociali.
La psicologia e la formazione professionale
La formazione degli psicologi italiani è focalizzata sull’interiorità e sulla dimensione individuale, trascurando l’epidemiologia, la salute pubblica e le politiche sanitarie. Questo approccio riflette una postura epistemologica e politica che privilegia l’individuo e la sua psiche, trascurando le condizioni sociali che influenzano la salute mentale.
Il professionista prodotto da questa formazione è preparato a intervenire sull’interiorità, privatizzata, ma non dispone degli strumenti per comprendere la salute collettiva, il contesto sociale e le sue strutture e dinamiche oggettive. Le condizioni socio-storiche non vengono ignorate per scelta, ma perché la formazione tende a oscurarle, enfatizzando la dimensione puramente soggettiva.
Da un lato, offre strumenti preziosi per comprendere e affrontare la sofferenza psicologica, ma dall’altro, contribuisce a naturalizzare e individualizzare la sofferenza, rendendola un problema privato piuttosto che sociale. Questo dualismo richiede una riflessione critica sul ruolo della psicologia nella società e sulla sua formazione professionale.



