Il sole sorge su Pozzuoli, illuminando le vetrate del Palatrincone, Dove centinaia di persone hanno trovato rifugio dopo il terremoto di magnitudo 4.7 che ha scosso i Campi Flegrei. Le prime luci dell’alba rivelano un quadro di vita sospesa, tra brandine monouso e attese silenziose. La seconda notte è trascorsa più tranquilla, ma la paura persiste, alimentata dall’incertezza sul futuro delle proprie case.
La struttura di Monteruscello ospita meno di cento persone, un numero inferiore rispetto alla prima notte. Tra loro, famiglie con bambini, anziani e persone sole. Alcuni bambini piangono, altri giocano con le bolle di sapone, due modi diversi di affrontare la stessa paura. Anche gli animali domestici hanno trovato spazio, con un’area di sgambamento dedicata.
L’organizzazione dell’assistenza e le verifiche sugli edifici
L’assistenza continua senza sosta, con il Soccorso tecnico avanzato i Vigili del fuoco volontari della Protezione civile psicologi dell’emergenza, un’unità mobile veterinaria e personale sanitario. Di fronte al Palatrincone, il distaccamento dei Vigili del fuoco coordina le verifiche sugli edifici lesionati. Ogni camionetta che parte riaccende la speranza di chi aspetta notizie sulla propria abitazione.
La paura non si misura con il numero delle presenze, ma si legge negli sguardi e nei silenzi. Le conversazioni ruotano intorno all’esito delle verifiche, l’argomento che domina ogni discussione. “Voglio anche solo una brandina perché ho il terrore delle scosse”, racconta una donna. “Le case non ce la fanno più”, aggiunge un’altra, esprimendo il sentimento di molti.
Il monitoraggio scientifico e i rischi geologici
Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv spiega che il terremoto di venerdì è l’undicesimo di una serie iniziata nel 2026. “Dal punto di vista scientifico non è cambiato nulla”, afferma, sottolineando che non ci sono evidenze di risalita di magma. Tuttavia, la situazione rimane critica, con scosse energetiche e il rischio di crolli dei costoni tufacei.
Lorenzo Benedetto, presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania evidenzia la necessità di integrare il rischio geologico nella strategia di mitigazione sismica. “In un territorio complesso come quello dei Campi Flegrei, gli effetti di un terremoto sono fortemente influenzati dalle caratteristiche geologiche e geomorfologiche”, spiega. I danni osservati includono crolli di costoni tufacei e ferimenti, dimostrando l’importanza di un monitoraggio costante e di una visione integrata del rischio.
La resilienza della popolazione e le sfide future
La popolazione di Pozzuoli dimostra una grandissima resilienza, affrontando lo stress di un terremoto infinito. “La situazione è pesante”, ammette Pappalardo, ma la comunità continua a resistere. Le sfide future includono il rafforzamento del monitoraggio, l’aggiornamento degli studi di microzonazione sismica e l’integrazione delle valutazioni geologiche nelle strategie di prevenzione.
La sicurezza delle comunità passa attraverso una visione integrata del rischio, in cui quella geologica rappresenta un elemento indispensabile. Gli eventi di oggi dimostrano che il territorio non risponde al sisma solo tramite il comportamento degli edifici, ma anche attraverso quello del suolo e dei versanti sui quali essi sorgono. La crisi bradisismica dei Campi Flegrei insegna che la prevenzione non può essere settoriale, ma deve affrontare congiuntamente rischio sismico, geologico e geomorfologico.



